L’intelligenza artificiale entra nell’agenda industriale del trasporto marittimo cinese con un obiettivo chiaro, che è quello di far lavorare meglio insieme porti, navi, operatori e sistemi di gestione.
Il Ministero dei Trasporti di Pechino ha pubblicato il 14 ottobre scorso le linee guida sugli scenari applicativi dell’IA nel trasporto per vie d’acqua. Che elencano 22 ambiti di intervento per il trasporto marittimo e la navigazione interna. Tre le priorità: sicurezza, efficienza operativa, transizione ecologica.
Dall’analisi del documento emerge come nove scenari applicativi riguardino la sicurezza. Si va dal controllo dei rischi nelle aree portuali alla gestione dei serbatoi di merci pericolose, dalla manutenzione intelligente delle attrezzature al monitoraggio delle vie navigabili, fino alle emergenze e alle operazioni di ricerca e soccorso. Particolarmente interessante e degno di nota il focus dedicato alla valutazione dei rischi del mercato shipping internazionale: un ambito nel quale diventa fondamentale migliorare la capacità delle imprese di anticipare gli sviluppi operativi e rispettare i requisiti applicabili. Anche la cybersicurezza dei sistemi di IA a bordo risulta essere particolarmente strategica: per il Ministero dei Trasporti diventa prioritario “considerare i nuovi rischi derivanti dall’integrazione profonda dell’intelligenza artificiale nei processi decisionali di navigazione, nella manutenzione predittiva e nel coordinamento nave-terra”. Il fine “è aumentare la resilienza delle navi agli attacchi informatici e migliorare la sicurezza della navigazione”.
Altri dieci scenari puntano sulla produttività: le linee guida si soffermano ad esempio sull’automazione integrale delle operazioni nei terminal portuali; sulla realizzazione di piattaforme cloud per i servizi logistici portuali, sull’organizzaizone e pianificazione intelligente del trasporto intermodale ferrovia-acqua e sui sistemi di previsione accurata delle profondità dei canali navigabili.
Per quanto riguarda la transizione ecologica, le Linee guida identificano tre scenari: gestione intelligente e sostenibile delle attività portuali, gestione intelligente e sostenibile delle operazioni di trasporto marittimo e controllo intelligente della conformità ambientale delle navi. Queste applicazioni mirano a rafforzare l’integrazione tra tecnologie verdi e intelligenza artificiale, favorendo uno sviluppo sostenibile del settore.
Nelle disposizioni conclusive del documento, il MIT chiede alle amministrazioni e agli enti destinatari di individuare le priorità in funzione delle proprie condizioni operative, e di favorire progressi concreti negli ambiti prioritari, promuovere l’applicazione pratica dei risultati e raccogliere esempi significativi di attuazione. Le questioni rilevanti dovranno essere segnalate tempestivamente secondo le procedure previste.
Da un’analisi del documento emerge chiaramente come le linee guida siano qualcosa di più che non un semplice elenco di ambiti applicativi, ma una strategia complessiva che mira a rafforzare il ruolo dell’IA nella competitività del settore marittimo nazionale.
E non si tratta di una prospettiva soltanto teorica. Navi dotate di sistemi intelligenti per la pianificazione delle rotte, infrastrutture di monitoraggio e terminal automatizzati sono ormai entrate a far parte della vita di tutti i giorni. L’agenzia di stampa cinese Xinhua riferisce ad esempio come ad aprile sia entrata in attività la nave elettrica più intelligente al mondo. Si tratta della Ning Yuan Dian Kun, una unità alimentata da batterie modulari, dotata di sistemi di percezione visiva operativi in diverse condizioni meteorologiche e di funzionalità intelligenti per la pianificazione delle rotte.
Quello tratteggiato da Xinhua è il quadro di una rivoluzione già in atto, che non interessa soltanto le unità navali ma anche la portualità. A Ningbo-Zhoushan, tra i maggiori poli marittimi del Paese, il sistema “Four Ports Smart Transport” usa ad esempio modelli intelligenti per ottimizzare i percorsi e coordinare i trasporti. Secondo China Water Transport, il tempo con cui i clienti preparano le merci è sceso del 50%, quello per inserire gli ordini del 66%, il costo medio di trasporto del 6,73%.
Al terminal Honggang di Qinzhou, nel Guangxi, c’è un altro sistema intelligente, chiamato “Smart Port Shield”, che monitora la sicurezza e individua le criticità operative. La testata cinese parla di una copertura dei controlli del 95% e di una riduzione del 50% dei rischi rilevati.
Sempre secondo China Water Transport, il Paese ha realizzato 60 terminal automatizzati per container e rinfuse solide, e la rete di carte elettroniche delle vie navigabili supera i 29.000 chilometri tracciati, di cui oltre 19.000 già pubblicati.
Ma l’IA non si limita soltanto alla movimentazione fisica. Tanto per fare un esempio, COSCO Shipping ha sviluppato un modello specializzato in grado di supportare le esigenze informative e operative delle imprese della filiera. Si chiama Hi-Dolphin e permette di consultare informazioni, sostenere le decisioni e snellire i processi interni, in linea con gli scenari su ottimizzazione economica, pianificazione delle rotte e documentazione digitale.
Con riferimento all’IA applicata alla sostenibilità ambientale, il migliore esempio è invece quello dell’area portuale di Beijiang, a Tianjin, presentata come terminal intelligente a zero emissioni, che secondo China Water Transport riduce le emissioni di anidride carbonica di 75.000 tonnellate l’anno.
Gli esempi mostrano che l’IA sta ormai entrando in tutti i campi e in attività molto diverse, che vanno dalla movimentazione delle merci alla pianificazione dei trasporti. Resta da capire quanto questi risultati potranno essere mantenuti nel tempo e replicati in altri porti e contesti operativi.
A tracciare la rotta è stato lo stesso presidente della Repubblica Cinese, Xi Jinping, che nel luglio 2026 ha sottolineato la necessità di “promuovere l’innovazione tecnologica, lo sviluppo industriale e le applicazioni dell’intelligenza artificiale in scenari concreti”. Una dichiarazione resa durante la Conferenza Mondiale sull’Intelligenza Artificiale ma anche una presa di posizione chiara per il Paese della Grande Muraglia. Che in questi anni ha investito più di altri nella ricerca legata all’IA: secondo Digital Science, Pechino dispone di una comunità di 51.000 ricercatori attivi in questo campo, contro i 14.000 degli Stati Uniti.
Altro che Silicon Valley; in un paese in cui il confine tra il mondo accademico e quello dell’industria è più sfumato che non altrove, le linee guida sono un modo concreto per favorire il passaggio dalla sperimentazione a soluzioni replicabili.
Attuarle, però, significa affrontare nodi che vanno ben oltre la qualità degli algoritmi: servono infatti investimenti iniziali, integrazione con le infrastrutture esistenti, qualità dei dati, formazione del personale, responsabilità in caso di errore, protezione dei sistemi informatici.
La sfida, ora, è verificare se i risultati ottenuti nei singoli progetti siano duraturi e replicabili anche in contesti diversi. È su questo terreno che si misurerà l’efficacia delle linee guida.
Sullo sfondo resta lo scontro geopolitico con gli USA. Come evidenziato da The National Interest, per colmare il divario con Washington, Pechino ha fatto leva in questi anni sui propri vantaggi strutturali: maggiore disponibilità energetica, una rete elettrica capillare, costi di costruzione inferiori e procedure autorizzative ultrarapide. Fattori, questi, che le permettono di edificare data center con una velocità e su una scala impensabili per gli statunitensi. Grazie alla catena di approvvigionamento più grande del pianeta e al primato manifatturiero, la Cina si trova in una posizione privilegiata per convertire i progressi dell’IA in vantaggi competitivi reali per il proprio sistema produttivo. Gli Stati Uniti, al contrario, scontano una base industriale meno estesa e il rischio di un progressivo indebolimento nei settori chiave della produzione reale.
La competizione sull’IA non si giocherà soltanto nei laboratori, ma anche nella capacità di portare le nuove tecnologie su scala industriale. Energia, infrastrutture e capacità manifatturiera offrono alla Cina un vantaggio potenziale; la sfida sarà trasformarlo in risultati concreti e duraturi. È anche da questo passaggio che dipenderanno gli equilibri tecnologici tra Pechino e Washington.