Immaginate di essere un lavoratore portuale che ogni giorni si trovi a dover svolgere attività routinarie che richiedono un grande sforzo fisico, come quelle di rizzaggio e derizzaggio, che si svolgono a bordo di un traghetto o di una car carrier per mettere in sicurezza i carichi poco prima della navigazione o, al contrario, per sbloccarli prima dello sbarco.
Lombalgia e lombosciatalgia, ernia del disco e discopatie, usura e fuoriuscita dei dischi intervertebrali; artrosi vertebrale e altre malattie degenerative delle articolazioni della colonna. Sono tutte patologie cui sono soggetti i camalli a causa del ripetuto sollevamento o movimentazione di oggetti anche pesanti.
Le armature prodotte dalla Comau sulla base di una tecnologia innovativa della IUVO nascono per contrastare il logoramento fisico della schiena e delle articolazioni e sono indossabili come un giubbotto di salvataggio. Solo che questi sono fatti in fibra di carbonio e non montano alcun motore o batteria. Funzionano tramite molle e resistenze regolabili che scaricano il peso in modo ergonomico su altri distretti anatomici.
Il risultato, testato a Livorno in oltre due anni di sperimentazioni e test sotto l’egida dell’Autorità di Sistema Portuale, è eccezionale: è stato in sostanza dimostrato che queste apparecchiature possono portare in media ad una riduzione dell’attività dei muscoli erettori della schiena fino al 25%. Ma le testimonianze dirette di chi questi giubbotti li ha provati sul campo indicano una riduzione dello sforzo fisico percepito con punte tra il 60 e il 70%.
Nella giornata di ieri, durante una conferenza stampa organizzata per presentare queste tecnologie, è stato il presidente dell’AdSP del Mar Tirreno Settentrionale, Davide Gariglio, a fare da testimonial diretto. Si è tolto la giacca e ha indossato un esoscheletro, rimanendo sorpreso della facilità con cui riusciva ad eseguire dei movimenti che di solito richiedono uno sforzo maggiore.
“Abbiamo già visto più volte come la tecnologia consenta di ridurre i costi operativi, migliorare la sicurezza della navigazione e velocizzare i tempi di sdoganamento della merce, oggi facciamo un deciso passo avanti a beneficio dei lavoratori portuali” ha dichiarato. “Il porto non è fatto solo di traffici e di #infrastrutture ma soprattutto di persone e ogni conquista fatta nel campo del benessere sociale vale per noi più di ogni altra cosa”.
La Compagnia Portuale di Livorno è stata tra le prime realtà operative livornesi a credere nella bontà di questa tecnologia e ha acquistato due apparecchiature per il sostegno dei muscoli lombari, dandosi quattro mesi di tempo per testarle sul campo. L’obiettivo della società è quello di acquistarne in futuro almeno altre 15 per distribuirle in modo più omogeno tra i propri lavoratori.
Il porto di Livorno è probabilmente uno dei primi porti in Europa ad utilizzare in modo strutturato queste apparecchiature. La rivoluzione è appena iniziata ma ora starà ai lavoratori e alle imprese portarla avanti.