L’uso indiscriminato dei biocarburanti di “prima generazione” (derivati da colture alimentari) potrebbe causare più danni di quanti non ne facciano i combustibili fossili. A lanciare l’allarme è l’Agenzia Internazionale dell’Energia, per la quale la domanda massiccia di biofuel per le grandi navi cargo potrebbe favorire la coltivazione intensiva delle piantagioni di olio di palma e portare quindi alla deforestazione e alla perdita di interi habitat naturali.
Il concetto di fondo è che se si abbatte una foresta tropicale per piantare soia destinata al biofuel, il rilascio di carbonio dal suolo potrebbe rendere quel carburante fino a tre volte più inquinante del petrolio tradizionale.
Secondo recenti analisi, per soddisfare soltanto una parte della domanda di biofuel da parte dello shipping servirebbero circa 35 milioni di ettari di terreno agricolo.
Secondo la ricostruzione fatta da Lloyd’s List, ad evidenziare il problema sarebbe stato recentemente Paolo Frankl, il responsabile della divisione Energie Rinnovabili dell’IEA. L’esperto sostiene che non basta che un carburante sia biologico perché sia sostenibile. Se la sua produzione distrugge pozzi di assorbimento del carbonio (come le foreste tropicali), il bilancio netto è peggiore del petrolio.
Secondo Frankl, puntare tutto sui biofuel nello shipping potrebbe essere rischioso per gli armatori. Se le normative internazionali (come quelle dell’UE o dell’IMO) diventassero improvvisamente più rigide sulla deforestazione, chi ha investito soltanto in filiere di biocarburanti potrebbe trovarsi con carburanti che non vengono più certificati come “verdi”.
Per Frankl e il suo team, la soluzione non è eliminare i biofuel, ma limitarne l’uso rigorosamente a residui e rifiuti: Olio da cucina esausto (UCO) e scarti agricoli che non sottraggono terra alle foreste o al cibo.
Frankl ha concluso che la sfida consiste nel creare la politica giusta per promuovere contemporaneamente diverse tecnologie, le quali presentano differenti livelli di maturità, costi, disponibilità di materie prime e prestazioni ambientali.