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Allarme di Drewry

Decarbonizzazione, ma quanto mi costi?

di Redazione Port News

I traguardi da raggiungere per arrivare, entro il 2050, al NET-Zero, ad un mondo a zero emissioni, sono ormai stati fissati da tempo, eppure «molti dei maggiori importatori ed esportatori mondiali non sono ancora pienamente consapevoli delle piene implicazioni che le imminenti nuove normative ambientali avranno in futuro sull’industria marittima».

A lanciare l’allarme è la consultancy firm britannica Drewry, secondo la quale «oltre ai cambiamenti normativi derivanti dall’entrata in vigore delle politiche di decarbonizzazione, ci saranno enormi mutamenti tecnologici nella progettazione delle navi e dei loro sistemi di propulsione, a causa del passaggio a motori alimentati da combustibili a basse o zero emissioni di carbonio».

Drewry sottolinea come gli armatori debbano oggi conformarsi a norme green sempre più rigorose. In attesa di capire quali saranno le modalità di applicazione, l’estensione del Sistema di scambio delle quote di emissione introdotto dell’Europa (Eu Ets) al trasporto marittimo avrà sicuramente un impatto pesante sulle casse delle compagnie di navigazione e, a valle, anche di quelle dei caricatori.

Ancora non c’è certezza sulla data effettiva in cui entrerà in vigore l’European Trading System, ma Drewry ritiene plausibile che l’introduzione della nuova tassa sui volumi di emissione di CO2 non sarà effettiva prima del 2024.

Quel che è certo è che verranno incluse nel conteggio dei certificati di CO2 tutte le emissioni delle navi che viaggiano tra porti dell’UE e il 50% di quelle generate da viaggi che partono o terminano in uno scalo esterno al perimetro dell’Unione, nonché tutte le emissioni prodotte dalle unità durante lo stazionamento in scali del continente.

Le compagnie di navigazione dovranno quindi impegnarsi  ad acquistare e cedere le quote di emissioni Ets per ogni tonnellata di CO2 prodotta, con evidenti aggravi economici.

La società di consulenza ricorda che a Luglio Maersk ha preannunciato l’intenzione di trasferire questi costi sui caricatori, introducendo supplementi da 170 euro per ogni container da 40 piedi movimentato nei trade tra l’Asia e il Nord Europa e aggravi da 185 euro per ogni FEU trasportato dal Nord Europa agli Stati Uniti.

La scorsa settimana anche MSC ha annunciato nuovi rincari sui noli per effetto della prossima entrata in vigore del sistema di scambio delle emissioni, da un minimo di 69 a un massimo di 208 euro per container sulla rotta fra Estremo Oriente e Mediterraneo.

Per Drewry l’applicazione delle nuove norme ambientali e il passaggio ai combustibili green costringerà l’industria dello shipping a sostenere nel 2024 sovraccosti operativi il cui ammontare andrà da un minimo di 3,5  a un massimo di 14,5 miliardi di dollari, a seconda del tipo di cambiamento che il percorso di transizione imporrà al settore del trasporto marittimo.

Assumendo un costo dei certificati (EU Allowances) pari a 200 euro per tonnellata di CO2 emessa e una applicazione delle carbon tax al 100% delle spedizioni intra-UE e al 50% di quelle da e per l’Europa, gli oneri derivanti dall’utilizzo dei carburanti di nuova generazione (i Very low Sulphur Fuel Oil) e dall’introduzione delle nuove tasse ammonterebbero nel 2024 a 237 dollari per ogni container da venti piedi trasportato, con un aggravio di 50 dollari a TEU rispetto alla base line dei costi assunta nel 2022, pari a 187 dollari a TEU.

Nel caso in cui si continui a preferire l’utilizzo del GNL,  i costi nel 2024 salirebbero complessivamente a 421 dollari a TEU trasportato, di cui 354 di fuel cost e 66 dollari di fuel carbon tax. Si tratta di 237 dollari in più rispetto alla base line del 2022.

Nel complesso, l’industria dello Shipping dovrà sostenere per le spedizioni intra europee e per quelle da e per l’Europa un costo complessivo che nel 2024 sarà di 14,3 miliardi di dollari (+3,5 miliardi rispetto alla base line del 2022) per l’utilizzo del VLSFO e di 25,3 mld (+14,5 mld rispetto al 2022) per l’utilizzo del GNL.

Drewry esorta i vettori marittimi a essere il più trasparenti possibile con i caricatori in merito ai costi associati alla sostenibilità, pur invitandoli a mantenere la riservatezza su tutti i dati sensibili legati alla tecnologia.

«Osserviamo come molti caricatori desiderino implementare politiche e misure di sostenibilità all’interno dei loro processi di approvvigionamento. La mancanza di coerenza e visibilità con riferimento alle spedizioni carbon neutral e ai costi associati è qualcosa su cui tutte le parti interessate (da caricatori, vettori marittimi, spedizionieri, organismi di regolamentazione e consulenti) devono trovare un terreno di confronto comune» afferma Chantal McRoberts,capo della consulenza Drewry Supply Chain Advisor .

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