Nuova ondata di tensione nel Golfo Persico. Nelle prime ore di mercoledì 22 aprile, le forze navali del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) hanno intercettato e preso il controllo di due unità cargo operate dal colosso italo-svizzero Mediterranean Shipping Co (MSC) mentre transitavano nello Stretto di Hormuz.
Le imbarcazioni coinvolte sono la MSC Francesca (11.312 TEU, bandiera panamense) e la Epaminondas (6.690 TEU, bandiera liberiana), quest’ultima di proprietà della greca Technomar Shipping e in noleggio a MSC.
Secondo le ricostruzioni fornite dalla società di sicurezza Vanguard e dalla UKMTO (United Kingdom Maritime Trade Operations), l’operazione è stata condotta con estrema aggressività.
Una motovedetta dei Pasdaran avrebbe aperto il fuoco contro la Epaminondas senza preavviso radio, causando gravi danni al ponte di comando. Fonti di sicurezza hanno confermato l’abbordaggio di almeno una delle unità.
I dati satellitari e il sistema AIS indicano che entrambe le navi si trovano ora alla deriva a circa sette miglia nautiche dalla costa iraniana, nell’area di Bandar Abbas.
Attraverso l’agenzia semi-ufficiale Tasnim, l’Iran ha giustificato l’azione parlando di “violazioni delle normative marittime”. Teheran sostiene che le navi operassero senza le necessarie autorizzazioni e che avessero manomesso i sistemi di navigazione per occultare la propria rotta, definendo la sicurezza dello Stretto una “linea rossa” invalicabile.
L’incidente giunge in un momento critico. Mentre l’amministrazione statunitense, guidata da Donald Trump, ha annunciato un’estensione unilaterale del cessate il fuoco per favorire i colloqui di pace mediati dal Pakistan, l’Iran sembra rispondere con una prova di forza per ribadire il proprio controllo sulla via d’acqua più strategica al mondo.