Interventi

Innovazione e ambiente

Neanderthal digitale

di Mare Straetmans

Esperto di porti e shipping

La digitalizzazione?  È in cima all’agenda dei consigli di amministrazione della maggior parte, se non di tutte, le grandi multinazionali. Anche in ambito portuale, questo tema è sempre di più all’ordine del giorno.

Le nuove tecnologie stanno già rivoluzionando l’industria marittima globale: la blockchain, le navi a guida autonoma, i market-place logistici e l’Internet of Things sono ormai una realtà. Le opportunità di applicazione di questi strumenti sono molteplici. Ma la vera sfida è rappresentata dalla possibilità di usare i processi della digitalization per premiare la sostenibilità ambientale.

La riduzione delle emissioni è un obiettivo primario per un numero crescente di aziende. Ikea e Nestlé, tanto per fare un esempio, si sono impegnate ad abbattere le emissioni di gas serra rispettivamente del 70% entro il 2030 e del 100% entro il 2050. Si tratta di un traguardo ambizioso: fornitori di materie prime e servizi sono oggi chiamati a parametrare le proprie prestazioni sulla base dei nuovi obiettivi di sostenibilità. Le norme sul futuro a impatto zero interessano tutti noi e domineranno la scena per almeno i prossimi dieci anni.

Contribuire a mantenere la temperatura mondiale ben al di sotto dei 2° centrigradi è un obiettivo che possiamo raggiungere solo e soltanto se saremo sufficientemente ambiziosi da considerarlo veramente raggiungibile. È una sfida eccitante e una grande opportunità che coinvolge anche chi, come me, lavora nel settore marittimo.

Quantificare con certezza matematica le emissioni di carbonio, lanciare un mercato digitale per i certificati dell’energia rinnovabile, sviluppare  applicazioni per una tokenizzazione dei carbon credits, tutto questo oggi diventa realmente possibile. Gli strumenti della quarta rivoluzione industriale, e con essi i metodi trasparenti di misurazione, monitoraggio, rendicontazione e verifica, possono di fatto fornire un ventaglio di soluzioni proprio per contrastare il riscaldamento globale.

Ma per sbloccare le potenzialità connesse alla digitalizzazione occorre prima tutto capire quale sia il nostro reale livello di comprensione circa i suoi ambiti di applicazione e circa le modalità di utilizzo.

Ci sono tre livelli di conoscenza: il primo, il più basilare, è quello del leader che si trovi a dirigere un’azienda senza avere però la più pallida idea di quale sia il significato della parola “digitale”; il secondo livello di conoscenza, mediano, è quello di chi, pur cominciando a comprendere le reali potenzialità del “going digital”, avverta uno iato rispetto ai propri mezzi, fino a sentirsi, in qualche caso, inadeguato, il terzo e ultimo livello di conoscenza, il più elevato, è quello del capo d’azienda illuminato, che abbia non soltanto studiato i nuovi modelli di business dell’Industry 4.0 ma che sia anche in grado di tracciare nuove rotte in materia di trasparenza della supplychain.

Tralasciamo, per ovvi motivi, quelli che rientrano nella prima categoria e focalizziamo invece la nostra attenzione sulle ultime due “specie” di dirigenti: tra il secondo e il terzo livello c’è una grande differenza, la stessa differenza che passa tra chi si limiti a studiare un problema senza provare a risolverlo e chi, invece, dopo averlo studiato provi a fornire delle soluzioni, precorrendo anche i tempi. Per raggiungere questo livello di comprensione ci vuole tempo, denaro e, soprattutto, ci vogliono persone preparate.

La vera rivoluzione che multinazionali come Nestlè o Ikea hanno chiesto di imboccare alle aziende con cui lavorano è proprio questa: chiedere un salto di livello qualitativo, imporre un ripensamento dei propri modelli di business e delle catene del valore.

Non si tratta, qui, di pensare soltanto alla possibilità di sviluppare un progetto pilota di blockchain, ma di lavorare a una visione che consenta ovunque l’accesso a dati sempre verificabili in materia di filiera e di sostenibilità. Si tratta quindi di ripensare completamente la supply chain e con essa l’organizzazione della consegna di un prodotto o di un servizio.

È qui che si può individuare il valore aggiunto dell’innovazione tecnologica ed è qui che una leadership illuminata può fare la differenza. Come? Investendo in tutte quelle realtà imprenditoriali che credono nelle potenzialità del business digitale e che non hanno paura di assumere un ruolo guida nei nuovi processi di cambiamento.

La digital disruption sta cambiando tutto, in tanti settori, in maniera radicale, ad una velocità impressionante: se non cavalchi l’onda rischi di esserne sommerso.

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