Preoccupante impennata degli abbandoni dei marittimi secondo i nuovi dati pubblicati dalla Federazione Internazionale dei Lavoratori dei Trasporti (ITF).
Nel 2025 6223 lavoratori sono stati abbandonati a bordo di 410 navi, con 25,8 milioni di dollari di salari non pagati e un incremento del 31% dei casi rispetto all’anno precedente.
Battuto il triste primato dell’anno scorso, quando i casi di abbandono erano stati 3133, con 312 imbarcazioni coinvolte.
“L’abbandono è un problema crescente e sistemico”, aveva dichiarato a maggio di quest’anno il Segretario Generale dell’ITF, Stephen Cotton, a detta del quale la continua crescita dei casi registrati rappresenta un segnale di allarme che non può più essere ignorato. “Dietro ogni numero c’è un essere umano che è stato tradito dall’industria e dai governi responsabili della sua regolamentazione” aveva affermato.
Dal report si evince come il Medio Oriente continui ad essere la Regione con la percentuale più alta di casi, seguita dall’Europa. La Turchia e gli Emirati Arabi sono i paesi più colpiti dal fenomeno, con rispettivamente 61 e 54 casi di navi abbandonate.
Il 18% di tutti i casi di abbandono registrato nell’anno ha coinvolto lavoratori indiani. Si tratta di fatto del gruppo nazionale più colpito. Seconda posizione in questa triste classifica per i filippini, che sono stati coinvolti in 539 casi di abbandono. A seguire i siriani, con 309 casi di abbandono.
Le navi battenti bandiera di comodo (St. Kitts & Nevis, Tanzania e Comore) continuano a dominare le liste di abbandono: l’82% delle navi abbandonate (337 unità) operava sotto bandiere di convenienza. Quello delle flag of convenience (FOC) è per l’ITF un tema da approfondire a livello internazionale. Gli Stati con licenza di navigazione libera (FOC) consentono di fatto agli armatori di registrare le navi in giurisdizioni che offrono tasse minime, bassi standard di lavoro e segretezza sulla proprietà.
Questo significa che i marittimi a bordo di queste navi devono affrontare salari bassi, orari di lavoro prolungati e condizioni di lavoro non sicure. Oggi, oltre il 50% della flotta mondiale è registrata in Stati con licenza di navigazione libera (FOC). La crescita del fenomeno è stata inoltre alimentata anche dalla proliferazione della cosiddetta “shadow fleet”, utilizzata per aggirare le sanzioni internazionali, che spesso impiega unità navali obsolete.
Di portata nettamente inferiore i dati forniti dall’International Labour Organization, che nell’anno ha registrato 390 casi di abbandono tra i marittimi, 224 dei quali risolti. L’Agenzia delle Nazioni Unite applica una definizione più rigorosa dell’abbandono, considerando abbandonato quel marittimo che viene lasciato senza cibo e salario per almeno due mesi. L’ITF ha invece una visione più ampia e spesso registra come casi di abbandono situazioni di crisi imminente (ad esempio, una settimana senza cibo o minacce di mancato pagamento) che l’ILO classifica come “dispute contrattuali” in attesa di ulteriore verifiche.
Al netto delle differenze sulla raccolta dei dati, l’associazione sindacale e l’organizzazione internazionale segnalano entrambe come il fenomeno dei casi di abbandono in mare sia ormai incontrollato e rappresenti una sfida per il settore.
In risposta al crescente problema, l’IMO e l’ILO hanno adottato nel 2022 nuove misure volte a migliorare le condizioni dei marittimi abbandonati, alcune delle quali si concentrano sul potenziamento del coordinamento tra Stati di bandiera, Stati del porto, Stati di origine dei marittimi, al fine di accelerare la risoluzione dei casi, garantire il pagamento dei salari arretrati e facilitare il rimpatrio.
Recentemente è stata inoltre innovata la Maritime Labour Convention (la convenzione del lavoro marittimo adottata nel 2006 e in vigore dal 2013), con l’inserimento al suo interno di misure specifiche per consentire agli Stati membri di agevolare il tempestivo rimpatrio dei marittimi abbandonati.
Anche l’ITF ha lanciato delle proposte concrete per contrastare l’abbandono dei marittimi, tra le quali quella di obbligare gli Stati di bandiera a registrare il proprietario effettivo (beneficial owner) di una nave, o quella di mettere in piedi un sistema di blacklisting nazionale delle navi per proteggere i marittimi dalle imbarcazioni coinvolte ripetutamente in casi di abbandono.