Tra il 2021 e il 2024 sono stati 2479 gli infortuni in ambito portuale. Lo rivela la nuova ricerca promossa dalla Scuola Nazionale di Trasporti e Logistica in collaborazione con Gesta srl.
I risultati dell’indagine sono stati presentati stamani in un convegno organizzato presso la Camera dei Deputati dall’Ente Bilaterale Nazionale Porti, l’organismo paritetico costituito da tutte le parti stipulanti il contratto collettivo nazionale dei lavoratori dei porti – ASSOPORTI, ASSITERMINAL, ASSOLOGISTICA e UNIPORT – per la parte datoriale, e le OO.SS. FILT CGIL; FIT CISL e UILTrasporti in rappresentanza dei lavoratori.
Dal report emerge innanzitutto come il numero degli addetti operativi sia diminuito costantemente nel corso degli anni. Una tendenza cui ha fatto da contraltare un’aumento generalizzato delle ore lavorate. Il risultato è quello di una fragilità sistemica che interessa un lavoro, quello portuale, sempre più sotto stress operativo.
E i numeri parlano chiaro. A fronte di un numero di incidenti che su base annuale si è mantenuto costantemente sopra una media di 600 unità, i casi di incidenti mortali, 10 in tutto, sono andati aumentando, specie negli ultimi due anni, con una incidenza sul totale dello 0,4%. Una percentuale, quest’ultima, che risulta essere nettamente superiore allo 0.18% di incidenza di mortalità sugli infortuni nel Settore H della classificazione INAIL, che comprende tutte le aziende che operano nel settore dei trasporti e delle spedizioni.
“La diminuzione della forza lavoro è un campanello di allarme – fa presente Edoardo Scippa, di Gesta Srl – oggi i lavoratori sono sempre meno e tendono a lavorare sempre di più. E’ chiaro che questo può inevitabilmente portare ad un aumento delle situazioni di stress operativo e, quindi, degli incidenti”.
Dati più esplicativi emergono dagli indici di infortunistica, che danno un quadro più specifico rispetto a quella che è la situazione generale. L’indice di gravità medio, dato dal rapporto tra il numero di giorni di inabilità e il numero delle ore lavorate, è in diminuzione. Nell’ultimo anno preso in analisi i valori si sono ridotti della metà rispetto a quelli del 2021.
Meno positivi i risultati dell’indice di frequenza, dato dal rapporto tra il totale di infortuni e le ore lavorate, e dell’indice di incidenza, ottenuto rapportando il numero di infortuni al totale dei lavoratori, entrambi in crescita repentina.
Nello studio è anche stato realizzata un’indagine qualitativa, promossa grazie alla collaborazione attiva di tutte e 16 le Autorità di Sistema Portuale, e al contributo fattivo di 25 imprese portuali e tre rls di sito.
Per quanto riguarda le Autorità di Sistema Portuale, è emerso come non tutte utilizzino strumenti digitali per la raccolta dei dati sugli infortuni. Elemento, quest’ultimo, che rappresenta una criticità importante nella collazione delle informazioni utili a monitorare l’andamento degli infortuni in ambito lavorativo.
Inoltre, mentre tutte le AdSP considerano la certificazione ISO 45001 un criterio di premialità per l’assegnazione delle concessioni, soltanto il 12% di queste ne è a sua volta in possesso.
In via generale, le Port Authority chiedono un maggior coinvolgimento a livello nazionale, e chiedono una maggiore standardizzazione delle misure di raccolta dei dati. Altro elemento fondamentale, quella dell’armonizzazione normativa, visto che nel settore ci sono tre leggi, il Dlgs 81 del 2008, che è stato costantemente aggiornato, e due decreti legislativi che risalgono invece al 1999 (il 271 e il 272) e che sono anche in conflitto tra di loro.
“I dati sui decessi in aumento non ci rendono chiaramente felici “è il commento espresso dal Presidente della Commissione Trasporti alla Camera, Salvatore Deidda. “Quello che però possiamo notare è come sia aumentata la consapevolezza dell’importanza di creare una regia unica non soltanto sulla governance dei porti, ma anche su una materia delicata come quella della sicurezza in ambito portuale. Un lavoro – ha aggiunto – che faremo in Parlamento durante l’iter di approvazione della Riforma della legge portuale”.