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Gli USA prendono di mira il Net Zero Framework dell'IMO

La guerra di Trump alle politiche climatiche

di Redazione

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti dichiara una nuova guerra commerciale a tutti i Paesi che voteranno a favore del nuovo Net Zero Framework (leggi qui l’ultimo approfondimento di Port News sul tema), il nuovo pacchetto di misure presentato ad aprile che dovrà essere formalmente adottato questa settimana nella sessione straordinaria del Comitato per la Protezione dell’Ambiente Marino (MEPC) dell’IMO.

Il quadro regolatorio non piace alla Casa Bianca perché introduce per la prima volta una tassa globale sul carbonio, con un impatto economico che secondo l’amministrazione Trump potrebbe essere disastroso. Le prime stime prevedono infatti un aumento dei costi del trasporto marittimo sino al 10% o più.

In un comunicato stampa, gli USA affermano che non accetteranno alcun accordo ambientale internazionale che gravi indebitamente o ingiustamente sugli Stati Uniti o danneggi gli interessi del popolo americano.

“La proposta NZF pone rischi significativi per l’economia globale e sottopone non soltanto gli americani, ma tutti gli stati membri dell’IMO, a un regime fiscale globale non sanzionato che impone sanzioni finanziarie punitive e regressive, che potrebbero essere evitate” fa sapere l’amministrazione statunitense, che minaccia di alzare l’asticella dello scontro contro chiunque voti a favore dello NZF.

Tra le misure prese in esame quella di bloccare l’accesso nei porti USA di tutte le navi registrate nei Paesi che daranno l’appoggio al nuovo net-zero framework, o quella di imporre sanzioni commerciali derivanti da contratti in essere tra questi Paesi e il governo statunitense, tra cui nuove navi commerciali, terminali e infrastrutture per il gas naturale liquefatto.

Prevista la possibilità di imporre tasse portuali aggiuntive alle navi possedute, gestite o battenti bandiera di paesi che sostengono il quadro; e quella di valutare sanzioni ai funzionari che sponsorizzano politiche climatiche promosse da attivisti che potrebbero gravare sui consumatori americani.

“Se effettivamente implementate, alcune di queste misure potranno avere effetti dirompenti sulle catene di approvvigionamento statunitensi” afferma in un post su linkedin, il ceo di Vespucci Maritime, Lars Jersen, secondo il quale l’imposizione di tasse o restrizioni sulle navi o sulla navigazione non farà altro che aumentare il costo delle spedizioni da e verso gli Stati Uniti, e quindi porre il costo finanziario sugli esportatori e gli importatori statunitensi.

Secondo l’esperto analista, così facendo gli USA si comportano come la persona che decida di tagliarsi il naso per fare dispetto alla faccia.

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