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Interviste

L'efficienza ai tempi di Amazon

La logistica non è un pacco

di Marco Casale

Ha fatto un certo scalpore la notizia relativa alla decisione da parte del Governo francese di imporre una tariffa minima di 3 euro per la spedizione dei libri acquistati a distanza.

La misura, in vigore dal 7 ottobre, pensata per cercare di proteggere le librerie tradizionali dalla concorrenza di Amazon e di altre piattaforme di e-commerce, apre ad una serie di riflessioni che vanno al di là dell’intento della legge, che è quello di incentivare i lettori a comprare di più dalle librerie. E non si tratta di una guerra fine a se stessa condotta contro i giganti dell’e-commerce. Né è convinto Daniele Testi.

Per il Presidente di SOS LOGistica (Associazione per la Logistica Sostenibile), già direttore marketing in Contship e Gruppo Grendi e amministratore della boutique di consulenza specializzata in marketing e sostenibilità Piano 23, quella di Parigi è una scelta su cui bisogna riflettere attentamente: «Il mondo dell’e-commerce ha sempre cercato di lavorare sul concetto di non far pagare al consumatore finale i costi della spedizione»  afferma.

«L’errore più grande è stato quello di non far comprendere al consumatore finale che il trasporto non è semplicemente un costo ma un elemento di valore» aggiunge, ricordando come nel periodo pandemico avessimo tutti compreso che cosa significasse riuscire ad avere la merce nel luogo indicati e nei tempi previsti: «Mentre noi eravamo chiusi a casa, le navi, i treni, gli aerei e i camion continuavano a viaggiare, consentendoci di ricevere i beni di prima necessità e di continuare a vivere. I tempi del Covid sono oggi fortunatamente alle spalle. Abbiamo rimosso le esperienze negative ma anche quanto di buono ha fatto la logistica per noi» .

Il manager punta il dito contro i giganti dell’e-commerce, la cui principale colpa è quella di aver trasformato il trasporto, la logistica, in una leva di marketing: «Amazon e altri hanno oggi il potere di comprimere i costi del trasporto in maniera insostenibile. Sono in grado di generare molti volumi e hanno quindi un potere di contrattazione enorme quando si tratta di assegnare questi volumi al sistema logistico. Nei tempi come quelli che stiamo vivendo, caratterizzati da una depressione dei consumi e da una forte spinta inflattiva, l’industry della logistica è costretta a sottostare a continue richieste di riduzione dei costi sul trasporto da parte della committenza, a volte sulla base di motivazioni spesso inesistenti: non mi risulta infatti che i pedaggi autostradali costino meno, che le infrastrutture abbiano maggiore capacità né che la benzina costi meno rispetto al periodo pre-pandemico» .

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: «Per sopravvivere, le aziende del trasporto si trovano costrette a offrire i propri servizi a prezzi sempre più bassi, recuperando marginalità di guadagno su altri fattori, quali la compressione, a volte illegale, dei costi del personale, o la ricerca di scorciatoie fiscali» .

Tutto questo il consumatore finale non lo vede: «Al cliente viene fornita la garanzia che la merce verrà consegnata gratuitamente e quanto più velocemente possibile. Tanto basta. Tutti i processi che stanno dietro alla logistica, gli sforzi per arrivare all’obiettivo richiesto, vengono banalizzati. La complessità del tutto viene sostanzialmente eliminata e il cliente finale non riesce nemmeno a immaginare quale differenza sussista oggi tra il comprare un libro e riceverlo a casa il giorno dopo e il comprarne dieci, e riceverli una settimana dopo» .

Da questo punto di vista, la scelta del Governo francese, ha, secondo Testi, il merito indiscutibile di ridistribuire i costi del trasporto lungo la catena logistica: «Quando leggiamo su un sito e-commerce o su qualche promozione di catene della GDO che la spedizione è gratuita leggiamo una falsità. Il costo di consegna ha comunque un costo che viene spalmato dalla società lungo tutta la catena logistica e che viene compresso al massimo, a danno anche degli stessi operatori logistici che, come abbiamo visto, non hanno alcun potere contrattuale. In questo modo, le piattaforme e-commerce  fanno concorrenza in modo improprio a quei librai che utilizzano canali differenti e che si trovano a dover pagare 3-5-10 euro per ricevere i prodotti richiesti da vendere sul mercato» .

Con questa operazione, «il legislatore francese è intervenuto normativamente con una forzatura e ha provato a spiegare che la spedizione, il trasporto, etc, non sono soltanto un elemento di costo ma una parte del valore del libro che il consumatore andrà ad acquistare. Come SOS Logistica, da anni raccontiamo che la logistica esprime un valore e che tale valore va comunque ricompreso nel prezzo complessivo di un prodotto. Siamo invece in un mondo in cui le cose devono costare sempre meno ma dobbiamo capire che tutto quello che nella nostra percezione è costato meno è in realtà un elemento di costo di esternalità spalmato nel bilancio della collettività» .

Testi invita l’Italia a seguire l’esempio francese: «Vorrei che il nostro Governo avesse più coraggio su questi temi e che non si seguisse il populismo. Nel nostro Paese si ha spesso paura a intervenire normativamente sui processi in atto perché qualcuno si oppone sempre al cambiamento dello status quo. La Francia ha indicato una possibile strada, saremo in grado di seguirla o trovarne una anche più efficace?» .

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