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Interviste

La battaglia di Assiterminal

Le comunità energetiche portuali? «Solo sulla carta»

di Redazione

Superare le timidezze normative e le incertezze applicative di una legge (Il Decreto Aiuti) che ha avuto il merito di riconoscere alle aree portuali la possibilità di essere definite comunità energetiche ma che di fatto «è rimasta monca, non essendosi sviluppata con opportuni decreti applicativi o con comportamenti concludenti».

E’ questa una delle priorità che Assiterminal ha da tempo messo al centro della propria agenda politica e istituzionale, a tutti i livelli. «I porti sono già delle comunità; le loro attività impattano profondamente sulla collettività e su tutto il territorio circostante» afferma a Port News il direttore dell’Associazione, Alessandro Ferrari.

«Capire come e, in che modo, possano e debbano essere raggiunti i target prefissati sulla decarbonizzazione non è un tema soltanto rilevante dal punto di vista della transizione energetica ma rappresenta un punto dirimente su cui si misurerà nel prossimo immediato futuro la capacità di un porto di essere veramente competitivo» aggiunge.

«Oggi va di moda parlare del Cold Ironing ma si tratta di un argomento limitativo. In porto non esiste soltanto la nave e il problema di rifornirla di energia elettrica quando decide di attaccare “la spina” alla presa elettrica della banchina. C’è una pluralità di soggetti spesso energivori che hanno le stesse necessità: ci sono i terminalisti portuali, soprattutto quelli che si occupano di movimentare e stoccare merce refrigerata, ci sono gli autotrasportatori che, come noto, entrano ed escono dai gate portuali, ci sono gli operatori ferroviari, i cantieri navali, le marine per il diporto. C’è insomma tutta una comunità a cui il mondo chiede del pari uno sforzo importante per l’abbattimento delle emissioni di anidride carbonica».

Da qui l’idea di presentare una proposta normativa che «espliciti in modo più puntuale la necessità, ovvero l’opportunità, di creare nei porti delle vere e proprie comunità energetiche, con o senza l’intervento, oggi necessario, delle Autorità di Sistema Portuali».

Assiterminal presenterà infatti nei prossimi giorni un emendamento alla Legge annuale per il mercato e la concorrenza, il Disegno di Legge n.795, in questo momento in esame al Senato. Il testo è piuttosto articolato ma l’obiettivo dirimente è quello di far sì che la CERP (Comunità Energetiche Rinnovabili Portuali) possa essere costituita non soltanto su iniziativa pubblica (ossia delle AdSP) ma anche su iniziativa “privata” delle imprese concessionarie di aree portuali, non solo terminalsiti.

In fondo, ammette il dg di Assiterminal, «la Cerp rientra pacificamente nell’ambito della produzione di un servizio di interesse generale e, in quanto tale, è un’attività esercitabile direttamente o indirettamente dall’AdSP. Ne abbiamo parlato con Assarmatori, Confitarma, Fincantieri, Assomarinas, e abbiamo tutti convenuto sulla necessità di una partecipazione attiva al percorso di transizione energetica da parte di tutti i potenziali beneficiari delle Cerp».

Il traguardo finale da raggiungere è chiaro: «La politica non si è ad oggi realmente interessata al problema dei fabbisogni energetici in porto. La questione delle dotazione energetica rappresenta invece la prima sfida da superare in vista del raggiungimento del NET-Zero. Terna – Rete Elettrica Nazionale S.p.A ha già assicurato di avere le risorse sufficienti per soddisfare la domanda di energia rinnovabile del Paese: se la dotazione energetica non manca, allora dovremmo far sì che una parte di questa energia verde venga canalizzata nei porti».

Ferrari ne è convinto: «Permettere ai nostri scali portuali di raggiungere la piena autonomia nella produzione di energia rinnovabile non è più soltanto una necessità ambientale ma un’esigenza economica e di competitività. Purtroppo, sulla transizione energetica non ci stiamo muovendo abbastanza velocemente: il rischio è quello di perdere ulteriori fette di mercato a tutto vantaggio degli scali portuali della sponda sud del Mediterraneo, che già oggi risultano essere avvantaggiati dalla normativa comunitaria sullo scambio di quote di emissioni. In questa battaglia occorre il supporto di tutti, a cominciare dalla politica».

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