Focus

Insicurezza a bordo

Navi avventura

di Nedo Zacchelli

Perdere i container in mare non è mai una bella faccenda. Mentre ne scriviamo, le circostanze che hanno determinato l’incidente a bordo della One Apus non sono ancora note.  Il probabile collasso dei sistemi di bloccaggio che ha provocato la perdita di circa 2000 container nell’Oceano Pacifico, di cui quasi 50 contenenti merci pericolose, con un danno ipotizzato in un valore FOB medio di 25mila dollari a container, ha sicuramente tolto il sonno ai responsabili della sicurezza del gruppo formato dalle tre compagnie giapponesi Mol, K Line e Nyk.

La domanda è sempre la stessa: fino a che punto, e con quale grado di approssimazione, è possibile prevenire incidenti simili? Al di là dei casi imputabili a un errore umano, quel che è certo è che le violente tempeste sono un fenomeno “abbastanza” incontrollabile.

Se da una parte i software di tracciamento del clima possono fare molto per prevenire spiacevoli incidenti, dall’altra le possibilità di subire una ciclogenesi tropicale sono oggi notevolmente aumentate.

La violenza di queste tempeste, poi, è tale da prendere una nave e scaraventarla come se fosse un giocattolo. Il vento rappresenta un fattore importante insieme al mare mosso. I contenitori sistemati
in coperta costituiscono una superficie velica enorme, soprattutto con il vento al traverso.

Quando una portacontenitori si trovi in pieno mare in tempesta, ogni contenitore è soggetto ad una forza che potrebbe essere anche di 3,6 tonnellate. La forza dovuta al vento su cinque tiri di contenitori potrebbe arrivare a 18 tonnellate

Il rollio rappresenta anche un altro moto indesiderato che genera forti accelerazioni in senso trasversale. Non sono rari angoli di rollio anche di 30° e in casi estremi anche di 45°.

Quello che presenta i maggiori problemi, ai fini della sicurezza, è l’impilaggio dei container. La pesatura obbligatoria del container ha sicuramente contribuito a razionalizzare i piani di carico, evitando -in parole povere – che i container più pesanti vengano messi in cima alla pila, eppurtuttavia le forze generate dal mare e dai venti possono esercitare enormi pressioni anche sui container più leggeri.

È chiaro che qualsiasi disattenzione in ordine alla sistemazione dei dispositivi di blocco può essere fatale all’armatore.

Ciò non ostante, va precisato che il numero di incidenti in mare è andato diminuendo nel corso degli anni. È il World Shipping Council ad evidenziare come nell’ultimo triennio sia andata smarrita nelle profondità dei mari del globo una media di 779 box all’anno. Giusto qualche container in meno rispetto alla media dei 2683 container perduti all’anno nel triennio 2011-2013.

Sono insomma stati compiuti passi da gigante lungo il percorso di miglioramento degli standard di sicurezza predisposti a bordo nave. Ma il caso della ONE Apus indica che c’è ancora molto da fare.

Torna su