Focus

Il punto di vista di Puertos del Estado

Porti e tasse: Madrid non sostiene Bilbao

di Redazione

Da parte del Governo spagnolo non c’è nessuna chiamata alle armi, men che mai la minima intenzione di coinvolgere l’Italia in una battaglia contro l’Europa in merito alla questione della tassazione delle Autorità Portuali.

Nec simul stabunt nec simul cadent. Può sintetizzarsi così la posizione assunta da Puertos del Estado in un chiarimento fornito a Port News.

L’organismo pubblico cui compete il coordinamento delle Autorità Portuali iberiche non ci sta a vestire i panni del barricadero ma spiega in modo esaustivo, ancorché sintetico e asettico, la propria situazione, richiamandosi a un comunicato stampa che l’Unione Europea ha diramato il 15 novembre scorso.

In quella nota si dava conto del fatto che la Commissione aveva avviato un’indagine approfondita sulle esenzioni di cui beneficiano i porti italiani, plaudendo invece alla soluzione spagnola.

«Nel gennaio del 2019 la Commissione ha deciso che alcune attività all’interno dei porti spagnoli dovevano essere sottoposte a imposizione fiscale. Nonostante fosse in disaccordo con i contenuti del provvedimento C(2018) 8676, la Spagna ha preferito avviare un percorso di cooperazione con Bruxelles», chiarisce Puertos del Estado, aggiungendo come la svolta sia arrivata il 17 ottobre scorso quando «Il Governo ha accolto le richieste della Commissione, accettando che le Autorità Portuali detraessero gli investimenti portuali compatibili con la normativa sugli Aiuti di Stato».

L’accordo tra Madrid e Bruxelles ha portato alla decisione C(2019) 8068, in cui è stato accolto dalla Commissione l’impegno della Spagna di adeguare la sua legislazione per assicurare che i porti paghino, a partire dal 1° gennaio 2020, l’imposta sulle società in conformità alla normativa UE in materia di aiuti di Stato.

In particolare le autorità spagnole si sono impegnate ad assoggettare i porti spagnoli, compresi quelli ubicati nei Paesi Baschi, alla normale imposta sul reddito delle società. La Commissione ha quindi accolto con favore questo impegno che ha formalmente accettato nella decisione adottata a metà novembre.

Puertos del Estado ha spiegato a Port News che l’impegno è stato formalizzato sia attraverso la modifica della legislazione nazionale sulle imposte che della normativa statuaria dei porti di interesse generale ubicati nei Paesi baschi: «Il 18 marzo scorso – fa sapere l’organismo pubblico – la Norma Foral de Bizkaia (la normativa tributaria di Bilbao) è stata modificata con la legge n.2 del 2020. L’Autorità Portuale di Bilbao, in quanto organismo pubblico con propria personalità giuridica e piena capacità operativa, può difendere i propri interessi nei modi che ritiene più opportuni».

La chiusa finale del chiarimento ricevuto da Port News non lascia insomma adito a dubbi e sembra ricalcare quanto affermato sempre su queste colonne dall’avvocato marittimista Davide Maresca, in un articolo pubblicato ieri: l’Autorità Portuale di Bilbao si è mossa autonomamente valutando l’opportunità di ricorrere alla Corte di Giustizia Europea. Si accomodi, è libera di farlo. La Spagna ha invece deciso di adeguarsi alle richieste della Commissione. E questo è ciò che conta.

La situazione è insomma ben diversa da quella italiana, come tiene a rimarcare Puertos del Estado, citando sempre il comunicato stampa Ue dello scorso novembre: «L’Italia non ha accettato di modificare la propria legislazione in materia di imposta sulle società, come proposto dalla Commissione nella sua decisione di gennaio 2019. Per questo motivo la Commissione ha avviato ora un’indagine approfondita volta ad accertare il fondamento delle sue preoccupazioni iniziali sulla compatibilità delle esenzioni fiscali concesse ai porti italiani con le norme sugli aiuti di Stato dell’UE». Più chiaro di così…