Resta alta l’incertezza sul futuro dello Stretto di Hormuz. Nonostante l’annuncio del presidente statunitense Donald Trump, che aveva parlato di un accordo “ampiamente negoziato”, l’intesa rischia di arenarsi sui nodi cruciali del dossier mediorientale, frenata dal deciso scontro sui dettagli tecnici e politici tra Washington e Teheran.
A dispetto dell’ottimismo diffuso dallo stesso Trump il 24 maggio scorso tramite un post sul social network Truth Social in cui aveva annunciato il raggiungimento di una intesa di massima che avrebbe incluso la riapertura del vitale snodo marittimo, l’agenzia Fars News – vicina al Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC) – ha precisato che l’Iran manterrà la gestione dello Stretto anche secondo l’attuale bozza diplomatica. “Il transito delle navi tornerà ai livelli pre-bellici sotto il controllo iraniano, in concomitanza con la revoca del blocco navale”, ha sottolineato l’agenzia.
A pesare sul negoziato è soprattutto l’assenza di vincoli sul programma atomico di Teheran. Fonti iraniane confermano che nel testo “non è presente alcuna clausola sugli impegni nucleari”. Le richieste della Repubblica Islamica restano ambiziose: lo sblocco immediato dei fondi congelati all’estero e la revoca totale delle sanzioni su gas, petrolio e prodotti petrolchimici, per consentire al Paese di tornare a esportare liberamente sul mercato globale.
Dalla Casa Bianca, Trump ha scelto la linea della prudenza strategica: “I negoziati procedono in modo ordinato e costruttivo – ha dichiarato – ma ho dato ordine ai miei rappresentanti di non avere fretta: il tempo gioca a nostro favore”. Il presidente USA ha poi ribadito i due pilastri della linea americana: il blocco navale resterà in vigore fino alla firma definitiva e l’Iran non dovrà mai sviluppare o procurarsi un’arma nucleare.
Al momento lo stallo sul campo rimane immutato. Il blocco economico statunitense e il controllo militare dei Pasdaran continuano a paralizzare la regione, mentre i transiti marittimi restano sotto la rigida regolamentazione della Persian Gulf Strait Authority.
Intanto vanno avanti le trattative, il nuovo round di colloqui tra le delegazioni di Washington e Teheran potrebbe tenersi il 5 giugno.
Ad affermarlo è la piattaforma media saudita Al Arabiya sul proprio sito in arabo. Il Memorandum dovrebbe chiamarsi ‘Dichiarazione di Islamabad’ e sarà annunciato dal Pakistan, che sta svolgendo funzioni di mediazione.