© Luigi Angelica
Interviste

Colloquio con Sergio Prete

Taranto, un successo lungo otto anni

di Marco Casale

500 milioni di euro investiti dal 2012 a oggi, quasi il 1500% in più rispetto a quanto speso nei dieci anni precedenti. Il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, Sergio Prete, porta questi numeri con sé dovunque vada: «Sono la dimostrazione provata che i poteri commissariali concessimi hanno permesso al porto di Taranto di sbloccare le opere necessarie per sviluppare traffici e prospettive».

Prete è commissario straordinario dello scalo pugliese da quasi due lustri: «Il Dpcm del 17 febbraio del 2012 trovava un fondamento giuridico nella Legge di Bilancio del 2007, che all’articolo 1, comma 1002, provvedeva ad assicurare il necessario adeguamento strutturale per l’ampliamento del porto di Taranto, garantendo i necessari interventi infrastrutturali e richiamando la possibilità di nominare un commissario per realizzarli».

Quando l’attuale presidente dell’AdSP ricevette l’incarico dal Governo Monti, lo scalo portuale pugliese versava in una situazione di crisi: i due giganti asiatici, Evergreen e Hutchinson Whampoa, che controllavano praticamente il 100% della società terminalistica TCT, avevano spostato i propri traffici al porto del Pireo, causando una crisi che di lì a poco avrebbe portato in cassa integrazione 500 lavoratori sugli allora 600 impiegati.

«La decisione, drastica, di una compagnia importante come Evergreen, fu dettata anche dalla profonda insofferenza per le promesse mai mantenute in termini di realizzazione delle opere di ammodernamento infrastrutturali necessarie al rilancio del porto», ricorda Prete, che sottolinea come dal 2001 al 2012 la locale Autorità Portuale fosse riuscita a investire soltanto 34 milioni di euro.

Il Dpcm del Governo Monti giunse dunque in un momento di crisi acuta, consentendo al commissario di mettere mano alle opere sia pure in assenza di poteri derogatori significativi con riferimento alla normativa ambientale o al codice degli appalti e – soprattutto – senza la possibilità di definire termini perentori per l’approvazione dei procedimenti amministrativi.

La svolta arriva nel 2015, con il Decreto legge n.1, recante “Disposizioni urgenti per l’esercizio di imprese di interesse strategico nazionale in crisi e per lo sviluppo della città e dell’area di Taranto”.

«Al comma 2 dell’art.7 si sottolinea che per la realizzazione delle opere e degli interventi infrastrutturali del porto, le autorizzazioni, le intese, i concerti, i pareri, nulla osta ed atti di assenso degli enti locali, regionali, dei Ministeri nonché di tutti gli altri enti competenti, devono essere resi entro il termine di 30 giorni dalla richiesta del Commissario. Decorso inutilmente questo termine, gli atti si intendono resi in senso favorevole».

Parte insomma da qui la vera rivoluzione che ha incanalato lo sviluppo del porto lungo i binari di un futuro percorribile: «La norma ha impresso una accelerazione importante alla realizzazione delle opere necessarie, contingentando notevolmente i tempi approvativi. Pur non avendo in dotazione una mia struttura operativa, ma potendo usare quella di altri Enti, compresa l’Autorità di Sistema, ho potuto avviare e cantierare la maggior parte delle infrastrutture previste».

Oggi Prete ha davanti a sé uno scalo portuale che è praticamente rinato e che può contare sul sostegno di colossi come il gruppo turco Yildirim, che tramite la Yilport Holding, ha firmato a luglio del 2019 la concessione della durata di 49 anni per la gestione del Terminal Container del porto, garantendo come obiettivo quello di arrivare a movimentare entro cinque anni 1 milione di TEU all’anno. E poi ci sono le prospettive legate al rilancio della vocazione crocieristica dello scalo e alla valorizzazione dell’asset infrastrutturale dell’edificio “Polivalente”, che potrebbe essere usato come stazione di accoglienza per il traffico crocieristico. Insomma, di carne al fuoco ce n’è molta.

E se tutto ciò è oggi diventato realtà è anche grazie ai poteri straordinari concessi al presidente dell’AdSP pugliese. «Posso testimoniare che questo modello ha portato dei frutti: lo strumento del silenzio assenso non esclude che i progetti debbano essere approvati, né mi permette di gestire tutte le problematiche relative alla gestione dei contratti con le ditte che hanno vinto le gare d’appalto, eppurtuttavia siamo riusciti a accorciare i tempi approvativi e a traguardare per il porto obiettivi di sviluppo che nel 2012 erano considerati irraggiungibili».

Certo, i poteri straordinari attribuiti a Prete non sono paragonabili a quelli che il DL Genova ha assegnato al commissario per la ricostruzione del Ponte Morandi (Il sindaco Marco Bucci può operare in deroga alla normativa vigente, assegnando a propria discrezione lavori pubblici senza bando di gara d’appalto. Ha quindi spazi di manovra molto più ampi), eppure i risultati raggiunti depongono a favore di un modello, quello tarantino, che ha saputo mostrare la sua validità proprio in relazione a una grave crisi come quella che ha sperimentato lo scalo pugliese negli anni passati.

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