Interventi

Mancata ratifica dell'Accordo di libero scambio

Trattato col Canada, l’affare s’ingrossa

di Laura Travaglini

Affari internazionali di Confindustria

Il dibattito scaturito in merito al Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA) siglato tra l’Unione Europea e il Canada e, più in generale, sui trattati di libero scambio dell’UE, ha portato all’attenzione generale temi di politica commerciale fino a poco tempo fa rimasti ai margini dell’interesse collettivo, attivando un ampio confronto tra numerose componenti della società civile.

Al di là delle varie prese di posizione prevalentemente negative che di volta in volta hanno mirato ad amplificare criticità e rischi del CETA, lo strumento di raffronto più obiettivo è certamente quello che si basa sull’analisi dei risultati che l’accordo ha prodotto nel suo primo anno di vita.

Nonostante il rallentamento generalizzato dell’export italiano extra Ue (ma anche dei partner europei) – causato dall’incertezza legata all’escalation protezionistica e all’apprezzamento dell’euro che ha reso le nostre merci meno competitive – da ottobre 2017 (data di entrata in vigore del CETA) a maggio 2018 l’export italiano verso il Canada ha comunque registrato un aumento complessivo del +2,1%.

I picchi più significativi sono stati ottenuti in alcuni settori: trasformazione alimentare (+11%) e bevande (+2,5%), prodotti chimici (+8,2%) e farmaceutica (+7,2%), prodotti della gomma & plastica (+15%), metalli di base (+20,9%), computer, elettronica & strumenti ottici (+6,3%).

Il macro-comparto degli altri beni manifatturieri (gioielli, articoli sportivi, apparecchiature medicali, ecc.) è invece aumentato del +18,7%. All’interno del settore alimentare spiccano infine i prodotti della carne e le carni conservate (+31,6%), le conserve di frutta e verdura (+8,1%), formaggi e derivati del latte (+8%), prodotti da forno (+3,7%), cioccolato e dolciumi (+30,1%).

Raffrontando poi il primo semestre 2018 con quello dell’anno precedente, si può osservare una crescita complessiva (+2%) del nostro export verso Ottawa – anche in questo caso con alcuni comparti che registrano performance notevoli (abbigliamento e calzature +17,3%, farmaceutico +19,3%) – a fronte di una contemporanea diminuzione (-5,2%) del nostro import dal Canada.

Il CETA è un Accordo di cosiddetta “ultima generazione”, caratterizzato da un perimetro ampio e ambizioso: il primo e più immediato effetto ha riguardato l’azzeramento dei dazi sul 100% dei prodotti industriali che – combinato all’armonizzazione di molte delle normative tecniche, standard, requisiti di etichettatura e certificazioni – ha garantito un più vantaggioso accesso al mercato canadese di molte nostre merci.

Il campo di applicazione dell’Accordo comprende inoltre ambiti che vanno ben oltre il volet commerciale, includendo tra l’altro la liberalizzazione del mercato degli appalti pubblici (per parte canadese sia a livello federale che statale) oltre a quella dei servizi, un capitolo sugli investimenti e sulle PMI nonché la disciplina della proprietà intellettuale.

A livello UE, il risparmio in soli termini di dazi doganali grazie al CETA è calcolato in 600 milioni di euro all’anno. Altri dati che riguardano le relazioni economiche dell’Italia con il Canada forniscono la misura dei potenziali benefici derivanti dall’intesa: sono più di 13.000 le imprese italiane che esportano in Canada, l’80% delle quali sono piccole o medie. Significa che ben 63.000 posti di lavoro in Italia dipendono dall’export verso il Canada (865.000 tutta in Europa). È quindi evidente che un regime preferenziale di accesso al mercato canadese costituisca soprattutto per le piccole e medie imprese un importante vantaggio competitivo orientato a tradursi nell’incremento dell’export e delle proprie quote di mercato.

Il carattere innovativo e l’importanza del CETA sono riferibili a diversi aspetti. Innanzitutto, si tratta del primo accordo di questo tipo che l’UE ha siglato con un Paese del G7. Il Canada è un mercato strategico per crescita economica, stabilità politica, accesso preferenziale, certezza dello Stato di diritto. Si tratta di un’economia stabilmente basata sulla conoscenza: la ricerca e l’innovazione ne fanno un partner fondamentale per collaborazioni industriali in settori innovativi quali aerospazio, farmaceutica, nano-tecnologie e robotica.

Attraverso il CETA il Canada ha inoltre aperto il mercato degli appalti pubblici più di quanto abbia fatto con le controparti di altri accordi. Le nostre imprese, infatti, possono partecipare a gare d’appalto per beni e servizi a livello federale e statale accedendo ad un programma di ammodernamento infrastrutturale decennale, varato dal Governo canadese, per oltre 60 miliardi di dollari canadesi, che include i trasporti marittimi, quelli ferroviari e il settore dell’energia.

L’Accordo rappresenta infine un baluardo contro le spinte protezionistiche dell’attuale congiuntura. Persiste infatti la tendenza al protezionismo evidenziatasi nel decennio della crisi economico-finanziaria internazionale, a dimostrazione che non si trattava una “reazione” alla congiuntura ma piuttosto di un approccio al mercato di natura strutturale.

Questa circostanza è ancor più pericolosa perché ad attuare una brusca inversione delle politiche commerciali e ad arroccarsi su posizioni di self isolation sono proprio quegli Stati Uniti che per primi avevano finora difeso la democrazia economica e il libero mercato.

Le politiche portate avanti dai vari player globali hanno segnato un cambio di passo che, giocoforza, ha comportato la rimodulazione di strategie, target e obiettivi di tutti i principali attori a livello internazionale, minando ulteriormente una globalizzazione già in crisi e gettando le basi per una nuova configurazione geo-economica.

In tale contesto, accordi come il CETA che puntano all’apertura dei mercati a tutto campo sono quindi indispensabili se vogliamo che le imprese continuino a competere a livello globale e che la crescita economica possa essere sostenuta attraverso il driver del commercio internazionale che ha dato prova di essere uno strumento indispensabile di sviluppo.

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