C’è l’accordo tra Iran e USA. Ad annunciarlo sulla piattaforma Truth è il presidente americano Donald Trump. “Molti presidenti hanno tentato di raggiungere la pace con l’Iran, ma tutti hanno fallito prima di me. Per la prima volta, i leader della regione hanno trovato un presidente in grado di aiutarli a conseguire una pace reale” ha dichiarato.
La firma del Memorandum d’Intesa è programmata per venerdì 19 giugno a Ginevra. Il protocollo stabilisce i principi cardine per la cessazione delle ostilità su tutti i fronti, estendendosi esplicitamente anche al teatro bellico in Libano. Tra i punti chiave dell’accordo figura la riapertura strategica dello Stretto di Hormuz: sebbene il piano ufficiale preveda la revoca totale del blocco navale entro 30 giorni, il presidente Trump ha già annunciato che la via d’acqua sarà accessibile da questo venerdì, in concomitanza con la firma formale dell’intesa.
Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha dichiarato che i negoziati per un accordo definitivo proseguiranno per 60 giorni e si concentreranno principalmente sulla revoca delle sanzioni. Ha aggiunto che l’Iran passerà alla fase successiva dei negoziati solo dopo lo scongelamento dei suoi beni, la fine del blocco imposto dagli Stati Uniti e la conclusione formale della guerra.
Quali saranno le conseguenze per lo shipping? “Inizialmente potremmo assistere a un approccio piuttosto cauto, finché non sarà chiaro se l’accordo reggerà” ha affermato il ceo di Vespucci Maritime, Lars Jensen, che ha aggiunto: “Bisogna inoltre considerare che lo Stretto deve essere bonificato da qualsiasi minaccia di mine prima di poter tornare a essere un canale di navigazione standard”.
I dati AIS di Vesselfinder, aggiornati alle 06:00 CET di lunedì, indicano l’assenza di un aumento immediato del traffico navale verso il transito in seguito all’accordo. Le compagnie di navigazione non hanno ancora ricevuto la notifica formale da Teheran, portando anche gli assicuratori marittimi ad adottare un approccio attendista nel breve periodo.
Se l’intesa dovesse reggere e il transito si confermasse sicuro, i principali vettori marittimi riavvieranno gradualmente le rotte verso il Golfo Persico. Nella fase iniziale, l’impiego di navi extra dedicate consentirà di smaltire l’arretrato accumulato durante il conflitto. Di conseguenza, i tassi di nolo registreranno una rapida contrazione, accompagnati da una flessione dei premi assicurativi non appena la via d’acqua sarà pienamente agibile.
Secondo Jensen, il pieno ritorno alla normalità pre-crisi richiederà dai due ai tre mesi. Questo orizzonte temporale si rende necessario non solo per riprogrammare le rotte e le rotazioni delle navi, ma anche per stabilizzare il riposizionamento dei container vuoti.
A ciò si aggiunge la pressione delle merci rimaste in attesa nei mesi di blocco, il cui sblocco improvviso rischia di generare picchi di domanda e conseguenti colli di bottiglia nei porti del Golfo. Linerlytica fa osservare come l’auspicata riapertura di Hormuz prometta di liberare 51 portacontainer, con una capacità totale di 300.000 TEU. “La capacità che verrà evacuata dal Golfo potrebbe fornire un po’ di sollievo a breve termine a un mercato dei container sovraccarico, ma resta l’incertezza su quando potranno riprendere i servizi regolari verso il Golfo Persico, il che genererebbe una domanda aggiuntiva di navi” afferma la consultancy firm.
L’analisi di Splash indica che una riapertura dello stretto di Hormuz favorirebbe principalmente i trasportatori di GNL, GPL, i servizi feeder nel Golfo e le navi cisterna, riducendo i costi operativi attuali. Al contrario, gli armatori di petroliere (VLCC) subirebbero un calo dei profitti, mentre il settore dry bulk beneficerebbe parzialmente della rimozione dei ritardi.
La questione più interessante per lo shipping globale di container è quando tutto ciò porterà a una riapertura della rotta di Suez attraverso il Mar Rosso.
Nelle ultime settimane, i noli spot sulla rotta Asia-Europa hanno registrato un’impennata verticale. Secondo le analisi di Linerlytica, i rincari di metà giugno spingeranno ulteriormente al rialzo l’indice SCFI (Shanghai Containerized Freight Index) già in settimana. Questa pressione tariffaria è destinata a persistere almeno fino alla fine di luglio, trainata dall’inizio dell’alta stagione e alimentata da due fattori chiave: le scadenze degli sgravi tariffari statunitensi e il boom di spedizioni legate ai settori dell’intelligenza artificiale e dell’energia verde.
Con la carenza di navi portacontainer e le tariffe di noleggio che rimangono elevate, alcuni vettori potrebbero essere tentati di riprendere i transiti nel Mar Rosso, con Maersk che nelle ultime due settimane ha schierato due delle sue navi nel passaggio chiave di Bab el-Mandeb.
Il ritorno alla rotta di Suez accorcerebbe drasticamente le distanze di navigazione, liberando ulteriore capacità per i vettori.
Nell’ipotesi in cui i vettori decidessero di reindirizzare immediatamente i viaggi di ritorno (backhaul) dall’Europa all’Asia attraverso Suez, le navi raggiungerebbero i porti asiatici in 3-4 settimane (a seconda della posizione di partenza), liberando così un’ampia quota di capacità. Questa immissione improvvisa di stiva, tuttavia, accelererebbe la flessione dei noli, ponendo una rapida fine all’attuale picco di mercato.
Nel frattempo, la testata di settore Lloyd’s List evidenzia come la marcata prudenza del comparto marittimo contrasti nettamente con il rally dei titoli armatoriali cinesi. A Hong Kong, il gigante statale COSCO Shipping Energy Transportation – forte di una flotta di oltre 150 petroliere – ha registrato un balzo superiore al 20% prima della pausa di metà giornata, centrando poi il limite massimo del 10% sulla piazza di Shanghai. Performance analoghe hanno interessato l’altro big di Stato, China Merchants Energy Shipping, e la controllata Nanjing Tanker (specializzata in navi cisterna per prodotti raffinati), entrambi rimasti congelati in rialzo (limit-up) a Shanghai fino alla chiusura.
In conclusione, la riapertura di Hormuz è un’ottima notizia, forse la migliore che il settore marittimo abbia ricevuto da mesi. Resta da capire se questi primi segnali di distensione si tradurranno in un rilancio concreto per lo shipping. Al momento i contorni dell’intesa restano ancora fumosi, dal momento che nessuna delle parti ha reso pubblico il testo ufficiale. Le uniche informazioni disponibili provengono dalle dichiarazioni dei rispettivi governi, che risultano essere spesso in contrasto tra loro.
Se, ad esempio, Trump assicura che venerdì lo Stretto di Hormuz tornerà operativo e libero da pedaggi, di contro il Ministero degli Esteri iraniano annuncia che le navi commerciali in transito dovranno pagare una tassa per i servizi completi. La stessa contraddittorietà aleggia sulla permanenza del blocco statunitense, con Teheran che annuncia essere già stato revocato e gli USA che invece smentiscono, dichiarando che le restrizioni sono ancora in vigore.
Quello che è certo è che da oggi si apre un lungo percorso per ricostruire la fiducia in un comparto strutturalmente logorato da troppe crisi consecutive. E sarà un processo che dovrà inevitabilmente affrontare numerosi ostacoli.