L’ultimo aggiornamento del Liner Shipping Connectivity Index (Lsci), curato dall’Unctad e relativo al secondo trimestre del 2026, conferma la stabilità dell’Italia.
L’Italia mantiene un trend tutto sommato stabile, con un indice di 290 punti, un incremento di appena 1,73 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e un aumento di quasi 7 punti su base annuale. Il Bel Paese si piazza al quinto posto europeo, alle spalle di Spagna (416,61), Olanda (380,80), Belgio (con un indice di 342,08), Germania (325,47), e davanti a Francia (269,60), Grecia (173,04) e Portogallo (169,49).
L’indice stilato dall’UNCTAD, fissato a 100 relativamente al valore medio della connettività del Paese nel primo trimestre del 2023, prende in considerazione sei fattori: la capacità annuale di movimentazione dei container della nazionale, il numero dei servizi di linea regolari da e per la nazione, il numero degli scali programmati settimanalmente nella nazione, il numero di altri paesi collegati alla nazione tramite servizi di linea diretti (che non richiedono operazioni di transhipment), la capacità di stiva della portacontainer più grande impiegata nei servizi da e per la nazione, il numero delle compagnie di navigazione impiegate nei servizi che scalano la nazione.

Il report evidenzia in generale come le economie dei grandi hub abbiano generalmente registrato variazioni modeste, mentre i mercati più piccoli e meno connessi hanno mostrato fluttuazioni percentuali più marcate.
La Repubblica Araba di Siria (+84,7%), Saint-Pierre e Miquelon (+83,3%) e Capo Verde (+48,0%) hanno registrato i maggiori incrementi nella connettività del trasporto marittimo di linea nel secondo trimestre del 2026 (su base annua), mentre i cali più netti sono stati osservati in Qatar (-66,6%), Bahrein (-55,4%) e Iraq (-54,1%).
Con un indice di 1.319,46, la Cina si conferma al vertice della connettività marittima in Asia del mondo, con i suoi porti principali che fungono da ancora per le reti di trasporto globali. Insieme al Paese della Grande Muraglia, altre otto economie asiatiche si posizionano tra le prime 15 a livello mondiale: Repubblica di Corea (637,15), Singapore (617,63), Malesia (509,53), Viet Nam (489,84), Giappone (415,71), India (381,30), Hong Kong RAS (Cina. 349,93) e la Provincia cinese di Taiwan (318,02), a sottolineare il ruolo centrale dell’Asia nel trasporto marittimo di linea.
Gli Stati Uniti guidano il Nord America (503,89), mentre l’Egitto 8284,25) è il Paese più connesso dell’Africa, grazie a porti posizionati su rotte chiave del Mediterraneo e del Mar Rosso.
L’Unctad ha inoltre pubblicato anche l’ultimo aggiornamento riferito al secondo trimestre di quest’anno del Port Liner Shipping Connectivity Index (Plsci), l’indice che identifica l’integrazione di un porto nelle reti mondiali dei servizi marittimi containerizzati e che prende a riferimento gli stessi fattori utilizzati per il LSCI.
Quantunque abbia fatto registrare una leggera flessione sia su base trimestrale (-1,85%) sia annuale (-1,57%), Genova si conferma in vetta alla classifica della connettività marittima containerizzata italiana con un indice di 424,07. Al secondo posto si consolida Gioia Tauro (325,89), che resta stabile rispetto ai primi tre mesi dell’anno e cresce dell’1,84% rispetto al 2025. Medaglia di bronzo per La Spezia (305,91), che mostra una dinamica positiva sia sul trimestre precedente (+1,8%) sia, soprattutto, su base annua (+10,33%).
Seguono i porti di Salerno (indice 201,38; -4,8% e -2,4%), Livorno (indice 158,92; -082% e +7,99%), Trieste (indice 147,12; -12,7% e -3,9%), Napoli (indice 145,55; -2,86% e +6,8%), Vado Ligure (indice 120.98; -2,69% e -14,4%), Venezia (indice 111,82; -3,11% e +0,82%), Civitavecchia (indice 83,89; -13,96% e +1,5%) e Ancona (indice 76,54, -4,4% e +1,58%).
Classifica italiana a parte, da evidenziare le profonde fluttuazioni che hanno interessato i porti del Golfo Persico nel secondo trimestre.
Emblematico è il caso di Jebel Ali, il cui indice è crollato da 775 a 225, allineandosi a scali come Zeebrugge (Belgio), San Antonio (Cile) e Buenaventura (Colombia). Il trend negativo ha investito l’intera area: Khalifa è sceso da 405 a 107, Dammam da 324 a 109, Jubail da 154 a 41 e Hamad da 255 a 80. L’unico a mostrare una sostanziale tenuta è stato lo scalo iraniano di Bandar Abbas, che ha registrato solo una lieve flessione (da 126 a 111).
Al contrario, l’apertura di nuove rotte terrestri alternative ha trainato la crescita di altri hub strategici posizionati fuori dal Golfo ma interconnessi ai corridoi di terra: Khor Fakkan è balzato da 58 a 167, Fujairah è passato da zero a 111 e Jeddah è salito da 403 a 463. Non hanno invece beneficiato di questa dinamica i porti dell’Oman, che hanno visto calare leggermente la propria connettività (Salalah da 236 a 215; Sohar da 178 a 155). Un’eccezione interna al Golfo è rappresentata da Sharjah: l’indice è salito da 95 a 112 grazie al suo nuovo ruolo di snodo per le merci che arrivano via terra e vengono poi reimbarcate verso l’alto Golfo.