Mancano ormai meno di 48 ore alle votazioni che venerdì prossimo decreteranno il destino del Net Zero Framework (NZF), il nuovo pacchetto di misure ambientali presentato ad aprile dal Comitato per la Protezione dell’Ambiente Marino (MEPC) dell’IMO.
Il nuovo quadro regolatorio, che dovrà essere formalmente adottato nella sessione straordinaria del Comitato prima di essere incorporato in un nuovo capitolo dell’allegato VI della MARPOL relativo alla prevenzione dell’inquinamento atmosferico causato dalle navi, prevede l’applicazione di misure economiche per incentivare i vettori al rispetto degli obblighi per la riduzione dell’intensità di gas serra dei carburanti. Sono previsti incentivi per le navi più efficienti, oltre a una tassazione legata al saldo emissivo. Le navi che non raggiungono gli obiettivi di riduzione del GFI (Greenhouse Gas Fuel Intensity) pagheranno delle “remedial units” calcolate in base alle emissioni in eccesso e a un prezzo fisso.
La tensione ad oggi rimane molto alta e sono in diversi a non volere l’adozione del nuovo pacchetto di norme ambientali, a cominciare dagli Stati Uniti, che nei giorni scorsi hanno minacciato nuove ritorsioni nei confronti dei Paesi che decideranno di appoggiare il quadro regolatorio (leggi articolo qui).
Stando a quanto affermato dal Lloyd’s List, lo scontro tra le parti ha raggiunto nelle scorse ore un nuovo livello di intensità. Pare infatti che i Paesi NO-ZZF capitanati dagli USA e dall’Arabia Saudita abbiano chiesto all’IMO di modificare le attuali regole procedurali relative alle modalità di adozione degli emendamenti alla Convenzione Marpol e di passare dal meccanismo dell’accettazione tacita a quello dell’accettazione esplicita.
Il sistema utilizzato dall’IMO dal 1973 prevede che per diventare vincolanti le norme IMO e gli emendamenti alle convenzioni siano prima ratificati da un numero di paesi membri dei quali la somma della stazza lorda del naviglio iscritto rappresenti almeno il 50% della stazza lorda mondiale. Vista la difficoltà del processo di ratifica è stato sino ad oggi utilizzato un sistema di accettazione tacita, per cui se non esistono obiezioni da parte di uno Stato membro dopo un certo periodo di tempo, si presume che lo stesso abbia accettato il trattato.
Il passaggio all’accettazione esplicita implicherebbe invece la necessità di una ratifica formale da parte di almeno due terzi dei Paesi aderenti all’IMO dopo l’eventuale adozione di venerdì. E’ chiaro che il nuovo meccanismo andrebbe ad allungare i tempi di adozione delle norme, pregiudicandone l’entrata in vigore.
Il presidente del MEPC, Harry Conway, della Liberia, ha affermato che la maggioranza è favorevole al mantenimento delle norme attuali: Danimarca, Canada, Australia, l’UE e il Kenya si dicono ad esempio favorevoli al mantenimento dell’accettazione tacita, mentre altri Paesi come il Brasile e l’India hanno mosso delle osservazioni critiche riguardo alla proposta di modifica procedurale presentata dagli Stati Uniti.
Non è escluso però che la questione venga portata all’attenzione del MEPC già venerdì mattina, in concomitanza con la votazione più ampia sull’adozione dell’NZF.