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Petroliere Aframax: è bolla storica. Valori record e noli alle stelle

di Redazione

Il mercato delle petroliere Aframax è entrato ufficialmente in una “bolla” di profitti storici.

I numeri pubblicati dalla società di analisi Veson Nautical parlano chiaro. I valori per le petroliere da 80.000/120.000 tonnellate di stazza, con otto anni di vita sulle spalle, si attestano attorno a una media di 75,17 milioni di dollari. E’ il livello più alti mai registrato sino ad ora, con un aumento del 42% rispetto ai 53,08 milioni di dollari dello stesso periodo dell’anno scorso.

Questo incremento dei valori è stato ampiamente trainato da un’impennata dei guadagni. I noli spot (Time Charter Equivalent) per le Aframax hanno raggiunto un picco di 158.000 dollari al giorno, salvo poi stabilizzarsi la scorsa settimana sui 116.429 dollari al giorno.

Anche il mercato dei noleggi a tempo (Time Charter) ha seguito un andamento simile: le rate per i contratti annuali sono pari a 63.002 dollari al giorno, in aumento del 119% rispetto allo scorso anno.

La crisi nello Stretto di Hormuz si conferma il vero volano dei profitti record per per queste navi. Prendendo a riferimento gli ultimi dati, la Senior Content Analyst di Veson Nautical, Rebecca Galanoupoulos, fa osservare come il flusso di greggio trasportato dalle Aframax attraverso il cruciale passaggio marittimo abbia subito un tracollo verticale all’inizio del 2026.

A determinare lo shock dell’offerta è la combinazione tra le operazioni belliche condotte da Stati Uniti e Israele contro l’Iran e il contestuale blocco navale americano sulle esportazioni di Teheran.

A detta dell’analista, questa mossa avrebbe innescato una vera e propria corsa al tonnellaggio. Con la disponibilità di carico ridotta ai minimi termini, i noleggiatori sono stati costretti a blindare le navi a tassi fuori mercato per garantirsi la continuità degli approvvigionamenti.

Oltre alle tensioni dirette, a pesare è stato anche il fattore logistico: la necessità di rotte alternative ha dilatato le distanze di viaggio, gonfiando la domanda in termini di tonnellate-miglio. Senza un parallelo aumento della flotta globale, il risultato è stato quello di una strozzatura strutturale del mercato che continua a spingere i guadagni delle Aframax verso vette mai esplorate prima.

A complicare ulteriormente lo scenario è il giro di vite sulle sanzioni internazionali, che insieme all’espansione della cosiddetta “shadow fleet” (la flotta ombra), ha polarizzato il settore. La domanda di noleggio tradizionale si è infatti concentrata esclusivamente su imbarcazioni conformi e con assetti proprietari trasparenti: una dinamica che ha fatto decollare le valutazioni delle navi dotate di una storia commerciale impeccabile.

Tuttavia, per la società di analisi la resilienza della domanda di greggio rimane il vero pilastro di questa crescita. Gli analisti sottolineano come, in assenza di volumi di carico così solidi e costanti, i guadagni del comparto non avrebbero mai potuto toccare i picchi attuali, confermando che le tensioni geopolitiche agiscono da acceleratore su una base di mercato già strutturalmente forte.

Quel che è certo è che il mercato delle petroliere Aframax ha raggiunto oggi un punto di surriscaldamento tale da rendere praticamente nullo il divario di prezzo tra usato e nuovo. Oggi, una nave di 5 anni viene valutata 78 milioni di dollari e costa di più di una newbuilding (74,24 milioni di dollari).

Nonostante la congiuntura favorevole, gli analisti sottolineano però come il mercato delle compravendite (S&P) delle Aframax abbia segnato una brusca frenata. I dati del 2026 rivelano un volume di scambi quasi dimezzato rispetto all’anno precedente: le transazioni segnalate sono appena 25, contro le 62 registrate nello stesso periodo del 2025.

L’analisi dell’età media delle navi vendute — circa 17 anni — delinea una strategia precisa. Gli armatori preferiscono dismettere le unità più anziane piuttosto che privarsi delle navi più giovani. Tra gli acquirenti, molti operatori puntano su unità a basso costo per massimizzare i ritorni immediati garantiti dai noli stellari, alimentando spesso la controversa espansione della cosiddetta “flotta ombra”.

Sorprende la mancata monetizzazione da parte dei grandi proprietari: nonostante le valutazioni record, molti scelgono di non vendere, segnale di una scommessa su un ulteriore margine di crescita dei valori.

Sul fronte degli acquisti, la geografia del mercato si conferma frammentata, ma con un leader chiaro: la Cina domina la scena, essendosi aggiudicata circa il 16% delle imbarcazioni passate di mano in questi primi mesi dell’anno.

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