Si chiude l’era di Eli Glickman alla guida di Zim. Con una comunicazione alla borsa di New York, lo storico Amministratore Delegato ha annunciato l’addio alla decima compagnia di navigazione al mondo. Glickman resterà in carica per i prossimi sei mesi per garantire la transizione, ma le sue dimissioni arrivano nel momento più delicato della storia del vettore israeliano: il maxi-passaggio di consegne ai giganti tedeschi di Hapag-Lloyd.
Dietro l’uscita di scena di Glickman si cela un retroscena che mescola ambizione personale e dinamiche di mercato. Prima che Hapag-Lloyd mettesse sul piatto 4,2 miliardi di dollari (circa 35 dollari per azione) per acquisire la società, lo stesso Glickman aveva tentato il “colpo grosso”: insieme con l’armatore Rami Ungar, aveva presentato un’offerta per il controllo di ZIM:
Il consiglio di amministrazione ha però respinto per due volte la sua proposta, giudicandola troppo bassa (circa 20 dollari per azione) rispetto al reale valore dell’azienda. Il board ha preferito l’offerta tedesca, decisamente più ricca, innescando probabilmente l’inevitabile uscita del CEO che aveva provato a trasformarsi in proprietario.