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Il Ministero dei trasporti cinese convoca MSC e Maersk

Si complica ulteriormente la disputa di Panama

di Redazione

Il Ministero dei Trasporti cinese ha convocato nei giorni scorsi i rappresentanti di Mediterranean Shipping Co (MSC) e Maersk per discutere della “loro condotta aziendale assunta nel settore delle spedizioni internazionali.

Secondo le fonti del settore, la mossa è collegata alla disputa in corso legata alla disputa sui porti di Panama. A fine febbraio, infatti, il gruppo di Gianluigi Aponte e il vettore danese hanno assunto la gestione temporanea dei terminal di Balboa e Cristobal.

I due porti erano  precedentemente gestiti dalla società di Hong Kong CK Hutchison, che è stata rimossa forzatamente dalle autorità panamensi dopo che la Corte Suprema locale ha annullato le sue concessioni.

Il governo cinese ha descritto la rimozione di CK Hutchison come “illegale” e ha avvertito che Panama pagherà un “caro prezzo”. La convocazione di MSC e Maersk è interpretata come un segnale che la Cina stia preparando misure ritorsive contro i due vettori per aver accettato di sostituire la compagnia di Hong Kong.

In sintesi, Pechino ha usato la convocazione per esercitare una pressione diplomatica sui due giganti dello shipping, rei di aver collaborato con il governo di Panama in un’operazione che ha danneggiato gli interessi economici cinesi nella regione.

L’intervento del Ministero dei Trasporti cinese potrebbe infatti introdurre rischi significativi per i due vettori, che dipendono fortemente dal mercato asiatico. Pechino ha la facoltà di intensificare i controlli burocratici, ispezioni doganali e restrizioni operative sulle navi di MSC e Maersk che scalano i porti della Cina continentale, citando la verifica del “comportamento aziendale”.

La disputa mette a rischio l’acquisizione da parte di MSC del portafoglio portuale globale di CK Hutchison (un affare stimato in 23 miliardi di dollari), poiché la Cina potrebbe bloccare o complicare l’operazione come ritorsione.

Secondo il Lloyd’s List, la Cina avrebbe suggerito alle proprie aziende statali di valutare il reindirizzamento del carico verso porti non gestiti dai due vettori europei, in modo tale da ridurre la dipendenza dalle infrastrutture coinvolte nella disputa. Una minaccia che COSCO ha messo in atto, comunicando poche ore fa ai propri clienti la decisione di sospendere i servizi presso il porto di Balboa.

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