© JavierPulido, via Wikipedia (CC BY-SA 4.0)
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Venezuela, primo carico di GPL verso gli USA

di Redazione

L’incursione statunitense che il 3 gennaio scorso ha portato al rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro, inaugurando nel Paese una fase di vuoto istituzionale temporaneamente riempito da Delcy Rodriguez, non ha soltanto stravolto i fragili equilibri interni nel Paese, ma ha anche ridefinito la geopolitica del petrolio, andando a riorientarne in chiave statunitense le rotte marittime.

La recente notizia, riportata da Lloyds List, della prima spedizione via mare di GPL venezuelano verso gli Stati Uniti rappresenta la riprova di come il Paese latinoamericano abbia aperto le porte ai traffici energetici internazionali con il continente americano.

Non è un caso che il carico di Gas Petrolio Liquefatto sia stato imbarcato a bordo della Chrysopigi Lady, battente bandiera di Singapore, controllata da interessi greci e noleggiata dal gruppo di Trading Trafigura, che assieme a Vitol è uno dei due operatori autorizzati il mese scorso da Washington a commerciare carichi di petrolio venezuelano.

C0n la licenza generale 46 (GL46), la Casa Bianca ha difatto messo fine alle sanzioni massime verso il Venezuela, autorizzando il ripristino delle transazioni commerciali per l’esportazione di petrolio, gas e GPL. La licenza autorizza le navi internazionali a caricare nei terminal venezuelani e sebbene consenta operazioni a operatori come Trafigura e Vitol, vieta transazioni con entità russe, iraniane o cinesi ancora sotto sanzioni e impone trasparenza sui flussi finanziari con parte dei proventi destinata a scopi umanitari e alla ricostruzione.

Il commercio di greggio tra la Russia e il Venezuela è chiaramente destinato a subire un drastico ridimensionamento. La Russia, tramite Rosneft, controllava circa un terzo delle esportazioni venezuelane e vantava investimenti per 17 miliardi di dollari. Il nuovo governo ad interim sta subendo forti pressioni per annullare o rinegoziare questi accordi a favore di aziende statunitensi ed europee.

Anche l’India, storico cliente della Russia, ha già iniziato a ridurre le importazioni di greggio russo (scese a 1,12 milioni di barili al giorno a gennaio 2026) per sostituirle con forniture americane e venezuelane, grazie a nuovi accordi tariffari con l’amministrazione Trump.

Intanto, le esportazioni di petrolio venezuelano hanno registrato una forte ripresa il mese scorso rispetto a dicembre, salendo a circa 800.000 barili al giorno, un valore vicino alla media del Venezuela dello scorso anno.

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