“L’approvazione di una legge costituisce solo l’avvio di una politica. Il vero sviluppo avviene dopo, con l’azione amministrativa che grava sulle spalle della Regione, dei Comuni e delle Province interessate. È lì che avviene la messa a terra ed è lì che dobbiamo misurarci con quello che succede altrove”. E’ con queste parole che il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, Davide Gariglio, ha aperto il suo intervento al convegno “ZLS Toscana: strumenti, procedure e vantaggi per imprese e territorio”, organizzato ieri al Cisternino di Città a Livorno.
Alla presenza dell’Assessora regionale Alessandra Nardini, dei sindaci di Livorno e Collesalvetti, Luca Salvetti e Sara Paoli, e dell’Assessore comunale alle attività produttive, Federico Mirabelli, Gariglio ha evitato i tecnicismi per tracciare uno scenario geopolitico ed economico focalizzato sulle Zone Logistiche Semplificate e sulla necessità di snellire la burocrazia statale per mantenere la competitività sui mercati globali.
Il presidente della Port Authority ha invitato la platea a guardare oltre i confini nazionali, analizzando l’evoluzione del Mar Mediterraneo. “Oggi è molto meno nostrum di quanto lo fosse un tempo – ha spiegato – e le aree logistiche semplificate si stanno diffondendo in modo impressionante, specialmente nella sponda nord del continente africano”.
Sotto la spinta del nearshoring – la rilocalizzazione delle filiere industriali dall’Asia verso l’area euro-mediterranea – stanno nascendo grandi poli logistici a pochi chilometri dalle coste italiane. Il vertice di Palazzo Rosciano ha citato i casi più evidenti: “Penso alla Suez Canal Economic Zone, caratterizzata da aree totalmente integrate e da una deregulation pressoché assoluta, con l’unico vincolo che la forza lavoro straniera non superi il 10%. Penso all’Algeria, che sta realizzando infrastrutture portuali mastodontiche, e soprattutto al Marocco con Tanger Med, oggi il primo porto del Mediterraneo con 8,5 milioni di TEU, capace di attrarre nel proprio retroporto ben 1.409 imprese con fatturati miliardari, andando a strappare persino la produzione di Renault alla Francia”.
L’Italia si trova a competere con realtà aggressive. “Le nostre imprese sul mercato si confrontano con realtà dove la deregolamentazione e la tutela del lavoro seguono logiche radicalmente diverse”, ha avvertito il presidente.
Analizzando lo strumento nazionale, Gariglio ha evidenziato i limiti normativi che frenano il sistema italiano, diviso tra ZES al Sud e ZLS al Nord. «Credo che questo modello vada profondamente rivisitato. La ZLS ha una capacità attrattiva nettamente inferiore rispetto alla ZES, penalizzata dalle rigide normative europee sugli aiuti di stato».
Il problema principale risiede nella certezza dei tempi. “È vero che la norma sulle ZLS prevede la riduzione di un terzo dei tempi per le autorizzazioni ambientali e il dimezzamento dei termini per i pareri tecnici, ma non è previsto un tempo massimo per il completamento definitivo del procedimento. È un paradosso normativo su cui dobbiamo riflettere ed intervenire con urgenza”.
Nonostante i nodi legislativi, il primo inquilino di Palazzo Rosciano ha sottolineato la sinergia istituzionale con la Regione Toscana e la collaborazione con l’AdSP di La Spezia all’interno del Comitato di Indirizzo della ZLS regionale. “Grazie alla lungimiranza della Regione, siamo diventati l’autorità competente per il rilascio dell’Autorizzazione Unica in ambito portuale. Questa centralizzazione della gestione è un elemento fondamentale di valore per l’attrattività del nostro territorio”.
Il messaggio rivolto alle imprese è netto: “Chi vuole delocalizzare trova sulla Sponda Sud del Mediterraneo opportunità amministrative che nessun Paese europeo può pareggiare. Ma non sono poche le aziende che desiderano investire in Italia, in un ambiente in cui è confortevole vivere e lavorare. A loro dobbiamo garantire risposte in tempi certi. Dobbiamo fare di più per far conoscere i vantaggi della semplificazione: ho la percezione che l’Autorizzazione Unica sia un valore aggiunto non ancora pienamente compreso dal mondo privato e persino da una parte del personale interno che deve gestirla”.
Un ostacolo strutturale arriva anche dai Piani Regolatori Portuali: “Spesso pongono vincoli così rigidi che l’insediamento di una nuova azienda non esplicitamente prevista apre iter lunghissimi, privandoci della flessibilità necessaria sul mercato”.
Il dibattito ha toccato anche i dati economici del 2025. Sebbene la Toscana mostri indicatori complessivi positivi, con numeri di assoluto rilievo sul numero di imprese che hanno richiesto di beneficiare del credito di imposta, Gariglio ha sollevato un dubbio interpretativo: “Guardando ai porti, notiamo che le imprese che hanno effettivamente ottenuto i benefici del credito d’imposta sono meno di quelle che sappiamo aver investito nei nostri scali nell’ultimo anno. L’Agenzia delle Dogane non ha reso noti i nominativi delle aziende agevolate, ma sarebbe di estremo interesse capire perché alcune realtà abbiano rinunciato o se abbiano riscontrato difficoltà insormontabili nell’accesso alla misura”.
Riprendendo le riflessioni del Direttore Territoriale per la Toscana e l’Umbria dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Davide Bellosi, intervenuto poco prima di lui, il presidente dell’AdSP ha chiuso il suo intervento rilanciando la proposta delle Zone Franche Doganali intercluse. “L’esperienza italiana ha mostrato storicamente qualche difficoltà intrinseca – ha ammesso Gariglio – ma lo spazio prospettato da Bellosi è significativo, specie laddove si parli di attività manifatturiere e produttive. E il pensiero va subito all’area di Piombino e alle imprese della siderurgia”.
Il polo piombinese è al centro di una imponente operazione di rilancio industriale. Gariglio ha ricordato i due asset strategici in corso: il progetto siderurgico di Metinvest-Danieli – un investimento seguito direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per il quale sono stati erogati all’AdSP 91 milioni di euro per la creazione della banchina servizi – e la recente programmazione con JSW per l’avvio del nuovo treno rotaie.
“L’assetto geografico del porto di Piombino facilita la creazione di zone intercluse. Sarebbe straordinario riuscire a creare le condizioni affinché le imprese dell’acciaio e della siderurgia che lo desiderano possano richiedere lo status di Zona Franca Doganali” ha affermato, sottolineando i vantaggi derivanti dalla istituzione delle ZFD (esenzione da IVA e dazi su merci non unionali, con notevole risparmio finanziario; stoccaggio a tempo indeterminato senza costi aggiuntivi; facilitazioni per la riesportazione verso mercati extra-UE senza oneri fiscali; regimi agevolati come il perfezionamento attivo e l’ammissione temporanea, senza necessità di immediata dichiarazione doganale).
Il messaggio è che se abbinate alle ZLS, le Zone Franche Doganali potrebbero potenziare la competitività del sistema portuale italiano. Diventando nodi strategici per i traffici internazionali, questi spazi potrebbero spingere le imprese logistiche e manifatturiere a insediarsi direttamente sul territorio.
“Su questo l’AdSP garantisce il massimo impegno. Abbiamo un’opportunità: è meno di quanto offrono altri Paesi, ma è il massimo che la legge ci consente. Lavoreremo insieme alla struttura di supporto del Comitato di Indirizzo affinché questo esperimento porti frutti concreti e duraturi alla costa toscana”.
