Sono 17 le portacontainer da oltre 4000 TEU di capacità attualmente bloccate nel Golfo Persico. Lo riferisce il ceo di Vespucci Maritime, Lars Jensen, analizzando i dati di Vessel Finder.
A queste si aggiungono altre 50 portacontainer di capacità inferiore ai 4000 TEU. Complessivamente, la capacità intrappolata nell’area si attesta attorno ai 200mila TEU. Si tratta dello 0,6% della capacità globale di container.
Il conflitto si sta intanto estendendo ad altri fronti.
E’ di poche ore fa la notizia di un attacco israeliano contro il Libano. Una ritorsione, quella di Israele, decisa a seguito dei missili lanciati sul suo territorio dagli Hesbollah. Il raid sui sobborghi di Beirut avrebbero causato almeno 31 morti.
E la guerra parrebbe essere arrivata anche in Europa. Nella notte di ieri, infatti, un drone iraniano Shaded ha colpito la pista di atterraggio della base britannica di Akrotiri, a Cipro. La Grecia ha inviato due fregate e due caccia F-16 sul posto per presidiare la zona.
L’attacco nell’Isola solleva nuovi interrogativi sulla sicurezza marittima nel Mediterraneo orientale e sulla possibilità che gli armatori pongano nuovi war risk surcharge anche per l’attraversamento di quest’area.
In tutta risposta all’escalation della tensione, i prezzi del petrolio sono saliti dell’8-9%, con ripercussioni dirette sui prezzi del carburante navale (bunker) e, di conseguenza, sui supplementi per il carburante (fuel surcharges) che le società armatoriali implementeranno per far fronte ai nuovi costi.
“E’ altamente probabile che queste interruzioni operative causino problemi di congestione in molti hub container asiatici” afferma Jenesn, ricordando che si tratta di uno scenario del tutto simile a quello venutosi a delineare a seguito dello scoppio della crisi del Mar Rosso.
“Il perdurare di questa situazione porterà a una pressione al rialzo dei tassi spot anche su altre tratte commerciali” afferma ancora l’analista di mercato.