© Gage Skidmore from Surprise, AZ, United States of America (CC BY-SA 2.0)
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Hormuz o l'apocalisse

Conto alla rovescia per l’ultimatum di Trump

di Redazione

Scadrà stasera l’ultimatum di 48 ore lanciato sabato scorso da Donald Trump. Gli USA hanno minacciato di distruggere le centrali elettriche iraniane se la Repubblica Islamica non aprirà completamente lo Stretto di Hormuz entro questa sera.

Il regime degli ayatollah ha dichiarato ieri di essere pronto, in caso di attacco, a distruggere le infrastrutture vitali della regione, compresi gli impianti di desalinizzazione. Lo Stretto di Hormuz – tuona Teheran – verrà chiuso completamente. Non solo, il Consiglio di Difesa iraniano ha minacciato di posizionare delle mine marine per bloccare l’intero Golfo Persico se il tycoon americano dovesse decidere di dare esecuzione alla propria minaccia.

Insomma, la guerra tra l’Iran e la coalizione USA/Israele, giunta alla sua quarta settimana, sembra essere arrivata ad un punto di non ritorno. E la previsione di una completa riapertura di Hormuz sembra ora molto più lontana di prima.

“Uno scenario del genere – scrive Lars Jensen in un post – comporterebbe prezzi dell’energia elevati per un lungo periodo, con ricadute negative sulla domanda da parte dei consumatori e, di conseguenza, su quella globale del trasporto container”.

Per il ceo di Vespucci Maritime il rischio è che si venga a delineare un nuovo trend ribassista per i noli a causa di una nuova sovraccapacità dell’offerta.

Possibile, inoltre, che diventino una soluzione strutturale i transiti via terra dall’Oman e dai porti sauditi del Mar Rosso, oggi un escamotage adottato dai carrier per raggiungere comunque gli Stati del Golfo. Così come è possibile che venga a delinearsi una situazione di accesso limitato attraverso lo Stretto, fattibile, dietro il pagamento di un pedaggio, per le nazioni non ostili a Teheran.

E’ lo stesso Jensen a prevedere la possibilità che i vettori cinesi, russi e indiani, inizino presto ad inserirsi in questo mercato, andando così ad acquisire un vantaggio competitivo rispetto agli altri Paesi. Rendere un transito troppo rischioso potrebbe chiaramente diventare un potente strumento strategico per l’Iran.

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