USA e Iran fumano il calumet della pace. Il Presidente americano ha accettato di estendere di due settimane la scadenza dell’ultimatum per Therean, a patto che il Paese acconsenta all’apertura completa, sicura dello Stretto di Hormuz.
Come riportato dal New York Times, il cessate il fuoco sarebbe stato accettato dalla guida suprema Mojtaba Khamenei grazie anche all’intermediazione del Pakistan e della Cina, che sarebbe intervenuta all’ultimo minuto, esortando la Repubblica Islamica iraniana a stemperare le tensioni.
I colloqui diretti inizieranno venerdì a Islamabad. La base della discussione sarà il Piano in 10 punti proposto dall’Iran, che include richieste ambiziose come il ritiro totale delle forze statunitensi dalla Regione, la revoca delle sanzioni internazionali e il riconoscimento del diritto iraniano all’arricchimento dell’uranio.
La riapertura temporanea dello Stretto di Hormuz è un’importante novità anche se resta da capire se il passaggio sarà veramente sicuro e immediato, come dichiarato da Trump o se verrà mantenuto l’attuale sistema che prevede la richiesta di una autorizzazione preventiva all’Iran.
La procedura che si andata consolidando nelle ultime settimane richiede infatti che ogni nave in cerca di autorizzazione inoltri la richiesta al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) tramite l’agente della nave in Iran. Fino a ieri i transiti venivano negoziati caso per caso.
Il cessate il fuoco modificherà questa impostazione? Difficile dirlo ora, così come è difficile valutare se Teheran riuscirà a mantenere anche l’attuale sistema di pedaggio, che prevede un esborso sino a 2 milioni di dollari a transito.
Quel che è certo è che nell’ultimo mese il Paese ha rafforzato il proprio controllo su uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo e farà di tutto per mantenere questo potere. Se ne ricava che la ripresa controllata dei transiti nello Stretto non porterà, nell’immediato, ad un ritorno della normalità.
Le compagnie di navigazione stanno già scaldando i motori e approfitteranno della finestra temporale offerta dalla tregua per far uscire le proprie navi rimaste bloccate all’interno del Golfo dall’inizio del conflitto. Ma attenderanno di ricevere maggiori dettagli sull’andamento dell’accordo prima di prendere qualsiasi eventuale decisione sul ripristino dei servizi di collegamento via Hormuz.
“La stretta di mano tra i due paesi allontana, almeno per il momento, lo spettro di un conflitto totale nel Golfo Persico” afferma Angelo Roma, consulente marittimo ed esperto analista del settore. “Dopo giorni di tensioni altissime e scambi di minacce, le petroliere e i mercantili possono finalmente tornare a solcare le acque dello Stretto senza il timore di attacchi o sequestri” aggiunge, facendo osservare come la tregua di 15 giorni altro non sia che fragile “cuscinetto” temporale: “Sul tavolo – ammette – restano i nodi più complessi: il programma nucleare, le sanzioni economiche e la presenza militare straniera nell’area. Per il momento, il mondo osserva con cauto ottimismo. Le navi tornano a muoversi, ma la stabilità definitiva della regione dipenderà da quanto accadrà nelle prossime 336 ore di negoziati”.
La sospensione dei servizi di linea da parte delle compagnie di navigazione ha creato sino ad oggi gravi interruzioni nella catena logistica, con un allungamento dei tempi di percorrenza e dei costi operativi.
La piattaforma di analisi project44 sottolinea come nelle prime quattro settimane siano state registrate 34.294 deviazioni di rotte navali. L’Arabia Saudita e Singapore sono oggi diventate le principali destinazioni chiave per le deviazioni, mentre la quota degli Emirati Arabi Uniti è scesa dal 42,6% della prima settimana al 33,1% della quarta. Il porto indiano di Navi Mumbai si è rapidamente trasformato in un importante hub di trasbordo, con volumi aumentati di oltre il 700% rispetto ai livelli base di febbraio.
I porti regionali sono oggi fortemente congestionati, con un aumento dei tempi di sosta che sono stati osservati in India, Singapore e in Cina. Navi Mumbai è emerso come il porto maggiormente congestionato: i tempi di sosta per l’import sono più che raddoppiati, passando da meno di 12 giorni al momento della chiusura dello Stretto a 23,47 giorni nella quarta settimana, il livello più alto osservato nell’intera rete. Questa impennata è guidata da un forte aumento delle attività di trasbordo, che riflette una rapida riconfigurazione delle strategie di rotta dei vettori.
Nell’intera rete, i modelli di deviazione continuano a evolversi. L’Arabia Saudita è diventata la seconda destinazione per il carico deviato, mentre Singapore ha visto un incremento significativo nei trasbordi. Allo stesso tempo, la dipendenza dai tradizionali hub del Golfo è diminuita poiché i vettori distribuiscono i flussi su più porti alternativi.
“Quello a cui stiamo assistendo ora non è solo un cambio di rotta. È una ristrutturazione della rete” ha dichiarato il vice presidente di project44, Eric Fullerton. “Porti che un mese fa erano nodi secondari ora gestiscono carichi di trasbordo per i quali non sono mai stati costruiti” ha aggiunto, sottolineando che la congestione non è un accumulo temporaneo: “è ciò che accade quando i vettori ricostruiscono le strutture delle rotte più velocemente di quanto le infrastrutture portuali riescano ad assorbirle”.
Intanto le prime navi si stanno posizionando per uscire dal Golfo Persico. Dai dati AIS emerge come tre navi della CMA CGM abbiano lasciato le loro precedenti posizioni di attesa nelle ultime 3 ore e si stiano avvicinando allo Stretto di Hormuz, a ovest di Ras Al Khaima.
Le navi in questione sono la “CMA CGM Manaus” (con bandiera indiana), da 2600 TEU e due unità da 15.300 TEU, la CMA CGM Everglade e la CMA CGM Galapagos (entrambe con bandiera francese)
“Questi potrebbero essere i primi segnali tangibili dell’apertura del cessate il fuoco nello Stretto di Hormuz, in particolare per quanto riguarda le navi container” afferma il ceo di Vespucci Maritime, Lars Jensen.