I deputati del Partito Democratico (Ghio, Barbagallo, Casu, Morassut, Pastorino, Pandolfo, Serracchiani) hanno presentato un’interrogazione a risposta scritta al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, per chiedere di rendere noto il testo della lettera con cui la Commissione Europea avrebbe espresso forti perplessità sul disegno di legge della riforma portuale.
Al centro del dibattito ci sono le riserve della Direzione Generale della Concorrenza di Bruxelles sul modello di finanziamento di Porti d’Italia spa. Secondo i rilievi dell’Unione Europea, le risorse destinate alla società – prelevate dalle casse delle Autorità di Sistema Portuale e derivanti da canoni di concessione e tasse di ancoraggio – potrebbero configurare una violazione della disciplina sugli aiuti di Stato, poiché verrebbero utilizzate per finanziare opere infrastrutturali.
Le prime obiezioni su questo meccanismo erano state sollevate dal presidente dell’ANAC, Giuseppe Busia. Durante un’audizione alla Commissione Trasporti della Camera, il vertice dell’Anticorruzione aveva evidenziato l’ambiguità di Porti d’Italia spa. Pur essendo una società per azioni, la struttura svolge compiti di natura pubblica nella gestione degli acquisti dell’intero sistema portuale. Questa commistione tra pubblico e privato, secondo Busia, rischia di alterare la libera concorrenza: “Porti d’Italia spa è un soggetto finanziato con risorse pubbliche che entra nel mercato svolgendo studi e progettazioni senza limiti definiti, creando un potenziale disequilibrio e falsando il mercato”.
Ieri la deputata Valentina Ghio è tornata a incalzare il governo sulla questione: “Il disegno di legge prevede che la Porti d’Italia si finanzi attraverso un prelievo forzoso fino al 25% dei fondi delle Autorità Portuali, danneggiando queste ultime”, si legge nell’interrogazione rivolta a Salvini. “Un meccanismo che rischia di tradursi in un aiuto di Stato illegittimo, in netto contrasto con l’articolo 107 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea”