Il disegno di legge per l’istituzione di Porti d’Italia spa affronta il suo primo vero scoglio parlamentare. Sono ben 622 le modifiche proposte al testo. Il prossimo 8 settembre, la Commissione Trasporti della Camera avvierà la selezione per escludere i testi inammissibili. I criteri di valutazione saranno rigidissimi: pertinenza con la materia e, soprattutto, la presenza di adeguate coperture economiche.
Se l’alto volume di emendamenti delle opposizioni rientra nella normale dialettica parlamentare, a colpire è il comportamento dei partiti che sostengono l’esecutivo.
Fratelli d’Italia da sola ha firmato il 20% degli emendamenti, 121.
356 i correttivi presentati dalla maggioranza, di cui 237 dal Partito Democratico, 74 da Alleanza Verdi e Sinistra e 45 dal Movimento 5 Stelle.
Questo scenario suggerisce che il ciclo di audizioni e il confronto con gli operatori del settore abbiano spinto la stessa maggioranza a rivedere l’impianto originario della holding portuale.
Il dibattito si sposterà ora su due fronti: la gestione del lavoro portuale e le eventuali divergenze strategiche tra FdI e Lega. Resta infine il nodo economico: ogni integrazione che comporti nuovi costi dovrà ricevere il via libera preventivo dal Ministero dell’Economia (Mef) e dal Ministero del Lavoro.