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La novità nella versione della riforma portuale firmata da Mattarella

Porti d’Italia Spa, il capitale scende a 10 milioni

di Redazione

Scende a 10 milioni di euro il capitale di Porti d’Italia SpA. Rispetto allo schema di decreto approvato a dicembre dal Consiglio dei Ministri, il testo di riforma portuale siglato dal Quirinale riduce sensibilmente i fondi (inizialmente previsti in 500 milioni) della nuova società chiamata a centralizzare la gestione degli investimenti infrastrutturali in ambito portuale.

La novità è contenuta nell’articolo 9, che introduce l’art. 5-ter della Legge 84/94, definendo la copertura finanziaria per il prossimo biennio. La norma autorizza uno stanziamento di un milione di euro per il 2026, finanziato mediante la riduzione del fondo speciale di conto capitale del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Per il 2027, la spesa prevista sale a 9 milioni di euro. Tali risorse saranno reperite tramite la riduzione di un’autorizzazione di spesa già istituita con la Legge di Bilancio 2014, originariamente destinata al potenziamento della competitività dei porti italiani e all’efficientamento dei collegamenti ferroviari e dell’intermodalità all’interno dei nodi portuali.

Ulteriori novità emergono nell’art. 5-quater  della legge 84/94 (introdotto con l’art. 9), che ridefinisce la tempistica per l’affidamento in concessione a Porti d’Italia S.p.A.: il termine viene ora fissato in sei mesi, superando la precedente scadenza del 31 luglio 2026. Alla società viene inoltre riconosciuta la facoltà di avvalersi del patrocinio dell’Avvocatura dello Stato, limitatamente allo svolgimento dei compiti attribuiti in regime di concessione.

Sotto il profilo finanziario, la nuova versione del testo introduce un controllo più rigoroso da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sull’erogazione delle somme destinate agli investimenti. Sebbene resti confermato il tetto massimo del 12,5% dello stanziamento totale degli oneri di investimento, il riconoscimento di tali importi è ora subordinato a una puntuale verifica del Dicastero di Porta Pia, che agirà sulla base della contabilità analitica dei costi effettivamente sostenuti dalla società.

Parallelamente, la riformulazione dell’art. 27 della Legge 84/94 definisce una separazione strutturale dei canali di finanziamento. Il sistema viene ora scisso in due pilastri distinti: il Fondo per le infrastrutture strategiche di trasporto marittimo, vincolato esclusivamente agli interventi strutturali, e il Fondo di funzionamento della società, istituito come fondo autonomo e dedicato esclusivamente alla gestione operativa di Porti d’Italia S.p.A.

Il meccanismo di alimentazione delle risorse è stato snellito: superata la complessa sequenza di accantonamenti e contabilità separate, l’iter prevede ora che le Autorità di Sistema Portuale (AdSP) versino una quota delle proprie entrate direttamente allo Stato, che provvederà poi alla ripartizione tra i due fondi sulla base di criteri definiti annualmente.

Cambia anche il criterio di calcolo: la nuova norma abbandona la frammentazione dei parametri contabili precedenti a favore di un riferimento più solido e stabile alle serie storiche dei bilanci delle AdSP. L’intervento razionalizza la gestione delle risorse pregresse, indicando con precisione le fonti di finanziamento già esistenti destinate a confluire nel Fondo infrastrutturale.

Tra le altre novità degne di nota, la modifica dello strumento di individuazione delle infrastrutture strategiche portuali prioritarie: si passerà da un decreto ministeriale del MIT a un Piano nazionale. Quest’ultimo sarà adottato su proposta del MIT, di concerto con il MEF, previo coinvolgimento della Conferenza nazionale di coordinamento delle Autorità di sistema portuale e del CIPOM, nonché previa intesa in Conferenza unificata.

Leggi la versione aggiornata della riforma portuale

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