Autorità di Sistema Portuali che operano come enti pubblici economici, con ruoli e poteri rafforzati, e con presidenti nominati d’intesa dai presidenti delle Regioni interessate. Sono questi gli elementi salienti di una proposta di riforma portuale elaborata da un gruppo di pensionati eccellenti, ex dirigenti di settore e ed esperti marittimisti.
Lo studio, presentato in anteprima da Shipmag, ha ricevuto i contributi di soggetti del calibro di Sandro Carena (già segretario generale del Consorzio Autonomo del porto di Genova, prima, e poi dell’Autorità portuale di Genova), Massimo Provinciali (direttore generale al ministero dei Trasporti e poi segretario generale dell’Autorità Portuale di Livorno) e Renato Midoro (ex professore di economia presso l’Università di Genova).
L’obiettivo della proposta è quello di fornire spunti utili alla politica durante l’iter parlamentare di approvazione dello schema di riordino della legge 84/94 approvato senza riserva dal Consiglio dei Ministri il 22 dicembre scorso.
L’idea di base dello studio è quello di dividere il sistema portuale in due poli, quello dell’Alto Adriatico e quello dell’Alto Tirreno, guidati rispettivamente da Trieste e Genova.
Dal punto di vista della governance, l’esercizio culturale del gruppo di studiosi ribalta in sostanza l’idea della centralizzazione intrapresa dall’Esecutivo con la Porti d’Italia spa, rafforzando ulteriormente il ruolo delle Autorità Portuali, permettendo loro di pianificare, coordinare e arrivare persino a gestire le attività e i servizi in porto (con l’unica eccezione delle operazioni portuali).
La regia nazionale dei porti dovrebbe invece rimanere in capo al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, cui competerebbe la predisposizione di un nuovo Piano generale dei Trasporti.