Un nuovo incidente scuote la stabilità del Golfo Persico. Secondo quanto riportato dall’agenzia britannica per la sicurezza marittima UKMTO, la nave portarinfuse Safesea Neha è stata colpita da un “proiettile ignoto” a 23 miglia nautiche a nord-est di Doha, in Qarar. L’attacco è avvenuto in acque profonde, lontano dallo Stretto di Hormuz, sollevando nuovi interrogativi sulla sicurezza delle rotte interne. L’impatto ha innescato un incendio di modesta entità, prontamente domato, senza causare vittime tra l’equipaggio.
La nave è operata dalla statunitense Safesea Transport. Sotto la lente degli analisti finiscono le attività del gruppo, partner strategico del governo USA (tramite la General Services Administration) e fornitore logistico chiave per le missioni di pace dell’ONU e per il Programma Alimentare Mondiale (WFP). Il sospetto è che la natura dei servizi offerti dalla società possa aver reso la nave un bersaglio deliberato, sebbene non si escluda l’ipotesi di danni collaterali: l’unità navale potrebbe essere stato colpita dai detriti di un drone o di un missile intercettato dai sistemi di difesa della zona.
Sul fronte diplomatico, le prospettive di una de-escalation appaiono remote. Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha liquidato l’ultima controproposta di Teheran come “totalmente inaccettabile”. Di contro, la Repubblica Islamica ha respinto le condizioni di Washington, ribadendo che non accetterà mai la resa e rilanciando con richieste massimaliste: riparazioni di guerra, piena sovranità sullo Stretto di Hormuz e revoca immediata delle sanzioni.
Ad irrigidire ulteriormente il quadro sono giunte le parole del premier israeliano Benjamin Netanyahu, il quale ha dichiarato che “c’è ancora molto lavoro da fare”, lasciando intendere la prosecuzione delle operazioni militari o strategiche nell’area.